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Il Manifesto della razza - 2 [Long]
(troppo vecchio per rispondere)
Bhisma
2018-07-21 18:53:55 UTC
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Alcune osservazioni sul testo de "Il manifesto per la difesa della
razza".

Il testo a cui mi rifaccio è quello pubblicato nell' Agosto '38 da
Interlandi nella versione riportata dall'ANED, non il "ballon d'essai"
pubblicato anonimo a Luglio da "Il Giornale d'Italia", nella versione
riportata dall'ANED https://goo.gl/i3SfJj ma non dovrebbero esserci
differenze sostanziali, firme a parte.

La prima cosa che salta agli occhi è il preambolo
<cite> Le razze umane esistono. La esistenza delle razze umane non è
già una astrazione del nostro spirito, ma corrisponde a una realtà
fenomenica, materiale, percepibile con i nostri sensi. Questa realtà è
rappresentata da masse, quasi sempre imponenti di milioni di uomini
simili per caratteri fisici e psicologici che furono ereditati e che
continuano ad ereditarsi </cite>

Per essere un manifesto che intende rifarsi a principi scientifici, è
notevole, per gli occhi moderni, la totale assenza di qualunque
giustificazione teorica.
Le razze esistono, e punto.
Lo possiamo vedere coi nostri occhi, differenze nel colore della pelle,
nella forma degli occhi, nella lanosità dei capelli e via dicendo, sono
differenze che da sole impongono l'esistenza di sostanziali differenze
razziali, anche psicologiche.
Nulla di nuovo in questo, è il punto fermo e il pricipale articolo di
fede dei razzisti di ieri e di oggi, ma come osservato in altro post,
in effetti questo punto di vista aprioristico è stato a lungo un punto
di vista fatto proprio da scienziati ottocenteschi -- la scienza di
oggi se ne discosta enormemente, al punto da negare che il termine
"razza" abbia senso scientifico fuori dalla zootecnia, al solito la
scienza si rivela spesso controintuitiva rispetto al sentire
semplicistico "ma un negro è un negro, non hai gli occhi per vedere la
differenza?"-- e va detto che all'epoca la nozione faceva talmente
parte del sentire comune che un'affermazione non motivata del genere
poteva essere molto facilmente condivisa.

<cite> Esistono grandi razze e piccole razze. Non bisogna soltanto
ammettere che esistano i gruppi sistematici maggiori, che comunemente
sono chiamati razze e che sono individualizzati solo da alcuni
caratteri, ma bisogna anche ammettere che esistano gruppi sistematici
minori (come per es. i nordici, i mediterranei, i dinarici, ecc.)
individualizzati da un maggior numero di caratteri comuni. Questi
gruppi costituiscono dal punto di vista biologico le vere razze, la
esistenza delle quali è una verità evidente </cite>

Naturalmente. Il manifesto ha di mira in primo luogo gli ebrei e -- al
di là delle ridicole e spregevoli caricature antisemite. che sono un
invito all'odio e non certo la descrizione di una realtà fisica --
sfido chiunque a distinguere un ebreo da un non ebreo "a vista".
Ma, ci assicura il manifesto, esistono anche "piccole razze" sebbene in
questo caso le differenze somatiche non siano così facilmente visibili,
e anche questo è "evidente" e punto

<cite> Il concetto di razza è concetto puramente biologico. Esso quindi
è basato su altre considerazioni che non i concetti di popolo e di
nazione, fondati essenzialmente su considerazioni storiche,
linguistiche, religiose. Però alla base delle differenze di popolo e di
nazione stanno delle differenze di razza </cite>

Questo è un aspetto molto importante: la razza è razza, è un dato
biologico, e le differenze culturali non hanno nulla a che fare con
esso.
Anche se poi imputare ogni sorta di atrocità e misfatti alla razza
presa di mira è una costante del razzista, se per caso qualcuno
appartenente a questa razza si comporta come un angelo sceso sulla
Terra, non rileva: la sua appartenenza biologica lo rende comunque
spregevole, meritevole di segregazione, di eliminazione eccetera.
Ma è un punto importante anche per un altro motivo: è soprattutto qui
che si consuma una effettiva frattura tra regime fascista e Chiesa
Cattolica sull'argomento.
Pio XI ebbe una reazione di forte sdegno personale alle leggi razziali
fasciste, tanto da imbarazzare gli ambienti ecclesiastici più vicini al
regime. Addirittura vi fu il divieto fascista alla stampa di dare
soazio z interventi comparsi sull'Osservatore Romano o fatti dal Papa
in persona durante allocuzioni a religiosi.
Ma va anche detto che la reazione negativa della Chiesa Cattolica si
concentrò soprattutto proprio su questo aspetto "biologico" del
razzismo fascista, già condannato in un'enciclica per quanto atteneva
al nazismo tedesco.
La Chiesa si concentrò sugli ebrei convertiti e sui matrimoni religiosi
tra ebrei e cattolici, che essa riconosceva e contro il cui concetto di
sacramento comunque santo e indissolubile in grado di annullare ogni
differenza razziale l'orientamento "biologico" ( e "materialista") del
fascismo cozzava fortemente.
La tradizione millenaria di antigiudaismo cattolico, e il favore con
cui la Chiesa aveva guardato per secoli alla segregazione degli ebrei
non convertiti (un Farinacci poteva avere buon gioco, all'epoca, a
dichiarare che erano stati i preti a insegnare l'antisemitismo ai
fascisti) impedirono o resero quantomeno molto tiepida la difesa dei
non convertiti: la coniugazione tra cattolicesimo e difesa dei diritti
umani in senso moderno che ebbe poi luogo col Vaticano II era ancora di
là da venire.
Va detto che all'interno dello stesso fascismo ci furono delle correnti
intellettuali perplesse sull'orientamento "biologico" del razzismo di
regime, che poteva parere (e in effetti era, io penso) un avvicinamento
eccessivo alle posizioni nazionalsocialiste tedesche.
E' interessante notare che un fascista di rilievo come Giacomo Acerbo
-- tra l'altro il padre della legislazione elettorale fascista del '23
-- potè scrivere ancora due anni dopo un libro "I fondamenti della
dottrina fascista della razza", sul quale un esponente cattolico di
spicco come il gesuita Messineo -- peraltro notevole oppositore
culturale del razzismo biologico "alla tedesca" e dello stato assoluto
hegeliano -- ebbe a esprimersi in toni altamente lusinghieri perché in
esso si giustificava la segregazione degli ebrei dal resto del popolo
italiano per motivi "spirituali" e non biologici.
Ma, quale che fosse l'andamento del dibattito interno, il forte
avvicinarsi del fascismo alle posizioni "biologiche" tedesche è
evidente sin dal Manifesto stesso.

Che infatti seguita:

<cite> La popolazione dell’Italia attuale è nella maggioranza di
origine ariana e la sua civiltà ariana. Questa popolazione a civiltà
ariana abita da diversi millenni la nostra penisola; ben poco è rimasto
della civiltà delle genti preariane. </cite>

Questo è un altro elemento importante. Senza stare ad addentrarsi
esisteva da molti anni un dibattito internazionale sui caratteri degli
"ariani" (fondamentalmente un mito, nell'accezione in cui veniva
interpretato) sulle genesi delle razze e sulle modalità in cui le une
si erano risolte nelle altre eccetera (non a caso ci si premura di
dire che gli italiani sono una razza pura, che l'apporto semitico in
Italia è stato nullo, che le teorie sull'origine africana dei popoli
caucasici sono pericolose eccetera: a farci caso sono anche le
argomentazioni favorite dei razziste contemporanei)
In particolare, negli anni precedenti, all'interno del fascismo c'erano
state discussioni e polemiche sull'alternativa tra "razza nordica"
(sempre alla tedesca, beninteso) e "razza mediterranea" che rivendicava
un'origianlità e una superiorità "creativa" di romani e greci eccetera.
Il Manifesto pone fine a queste discussioni dichiarando recisamente:

<cite> La concezione del razzismo in Italia deve essere essenzialmente
italiana e l'indirizzo ariano-nordico [...] che vuole additare agli
Italiani un modello fisico e soprattutto psicologico di razza umana che
per i suoi caratteri puramente europei si stacca completamente da tutte
le razze extra-europee, questo vuol dire elevare l’Italiano ad un
ideale di superiore coscienza di se stesso e di maggiore responsabilità
</cite>

A scanso di equivoci, e tagliando corto sulla propaganda "mediterranea"
in cui diversi fascisti si erano sino a quel momento profusi, si
prosegue con:

<cite> È necessario fare una netta distinzione fra i Mediterranei
d’Europa (Occidentali) da una parte gli Orientali e gli Africani
dall’altra. Sono perciò da considerarsi pericolose le teorie che
sostengono l’origine africana di alcuni popoli europei e comprendono in
una comune razza mediterranea anche le popolazioni semitiche e
camitiche stabilendo relazioni e simpatie ideologiche assolutamente
inammissibili </cite>

Dopodiché si passa finalmente agli ebrei, il vero obiettivo del
Manifesto:

<cite> Gli ebrei non appartengono alla razza italiana. Dei semiti che
nel corso dei secoli sono approdati sul sacro suolo della nostra Patria
nulla in generale è rimasto. Anche l’occupazione araba della Sicilia
nulla ha lasciato all’infuori del ricordo di qualche nome; e del resto
il processo di assimilazione fu sempre rapidissimo in Italia. Gli ebrei
rappresentano l’unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia
perché essa è costituita da elementi razziali non europei, diversi in
modo assoluto dagli elementi che hanno dato origine agli Italiani
</cite>

Ovviamente. Se gli ebrei non si sono assimilati, se non hanno
rinunciato ad una loro identità specifica, pur integrandosi senza
riserve nel Regno d'Italia (I Savoia risorgimentali, responsabili di
tanti provvedimenti di emancipazione e parificazione ebraica si saranno
rivoltati nella tomba?) e nello stesso fascismo, mica è successo per
motivi storici culturali etc. E' successo per motivi razziali, e di
razza *assoluta*, ci mancherebbe.

E bisogna segregarli perché:

<cite> I caratteri fisici e psicologici puramente europei degli
Italiani non devono essere alterati in nessun modo [...] Il carattere
puramente europeo degli Italiani viene alterato dall’incrocio con
qualsiasi razza extra-europea e portatrice di una civiltà diversa dalla
millenaria civiltà degli ariani </cite>

Così si conclude, lapidariamente, il Manifesto.
Le leggi razziali vere e proprie contro gli ebrei (quelle contro il
meticciato contro i "negri" africani risalgono al '33) seguiranno poi,
ma a pensarci un po' sembra davvero di sentire l'eco di parole del
genere nei razzisti attuali.

Mi propongo comunque di prendere in esame via via le leggi razziali
vere e proprie alla luce di questo orientamento
ideologico-programmatico.
--
Saluti da Bhisma
... e il pensier libero, è la mia fé!
Arduino
2018-07-22 06:20:56 UTC
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Post by Bhisma
Alcune osservazioni sul testo de "Il manifesto per la difesa della
razza".
In sé non è che un elenco di luoghi comuni e di opinioni dell'epoca; fra
l'altro abbastanza moderato. Gli italiani che sono "in maggioranza"
inoltre non ci sono accenni a razze inferiori o superiori, buone o
cattive.
Criminale fu l'uso che si fece del manifesto.
Quanto alla Chiesa, con esclusione parziale di Pio XI che evidentemente
non era del tutto scemo, fu gravissimamente manchevole. Anche dal punto
meramente egoistico, non si accorse che bastava passasse il concetto che
gli ebrei fossero anche solo un pochino inferiori e peggiori degli altri,
e saltava tutto l'armamentario cristiano.
--
Arduino d'Ivrea
Maurizio Pistone
2018-07-22 08:45:40 UTC
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Post by Arduino
Quanto alla Chiesa, con esclusione parziale di Pio XI che evidentemente
non era del tutto scemo, fu gravissimamente manchevole.
io sono al di fuori, grazie a Dio, ma mi sembra di aver capito che non
sempre il Papa è la Chiesa.

Questo in alcuni momenti più, in altri meno. Fu un'autentica voce nel
deserto quella di Benedetto XV, e non solo per la denuncia della IGM
come un'"inutile strage", ma anche per le sue idee molto forti sulla
relazione tra missioni e colonialismo (Maximum Illud 1919).

Fu anche sostanzialmente isolato Pio XI, nella sua angoscia per i legami
sempre più stretti tra fascismo e nazismo
--
Maurizio Pistone strenua nos exercet inertia Hor.
http://blog.mauriziopistone.it
http://www.lacabalesta.it
Bhisma
2018-07-22 11:52:30 UTC
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Post by Maurizio Pistone
Fu anche sostanzialmente isolato Pio XI, nella sua angoscia per i
legami sempre più stretti tra fascismo e nazismo
Isolato, mi sembra una parola troppo forte.

Forse lo sdegno e l'autentica (o almeno quella che me pare autentica)
sofferenza umana e religiosa per le persecuzioni inflitte agli ebrei
furono sentite da papa Ratti più pronunciatamente che dalla media degli
alti prelati cattolici con funzioni politico-diplomatiche.
O perlomeno, di reazioni forti in quell'ambiente paragonabili a quella
celebre, celebrata, e molto "umana" di Pio XI "Allora mi vergogno di
essere italiano, glielo dica a Mussolini", io notizie non ne ho.

Ma in genere la Chiesa Cattolica nella sfera politico-diplomatico si
attivò sensibilmente anche se piuttosto vanamente contro le leggi
razziali, specie contro il "biologismo" e le sue conseguenze.
Lettere al Re, velate minacce (non saprei quanto realistiche ma
comunque significative) di trasferire di nuovo il papato in Francia
comparse sulla stampa cattolica etc.
L'argomento è molto studiato e non dico nulla di nuovo.

Però, la storiografia cattolica attuale si adopera parecchio a mio
parere, se non proprio per occultare per far dimenticare che il
secolare antigiudaismo e l'altrettanto secolare politica di
segregazione degli ebrei e le più recenti, virulentissime, polemiche
ottocentesche e del primo Novecento contro la "razza deicida", che
avevano rispolverato le peggiori superstizioni antisemite sul tipo "de
gli ebrei sgozzano bambini cristiani a Pasqua" eccetera, contro
l'emancipazione/parificazione degli ebrei e via dicendo, che
influenzavano molto il sentire cattolico anche ecclesiastico, posero
dei seri e sostanziali limiti a questa azione, e che anche lo stesso
Pio XI non era insensibile a questa tradizione.

Significativamente, anche nella famosa bozza di enciclica "Humani
generis unitas" sottoposta al Papa e poi non pubblicata ma comunque
resa nota dal Vaticano nel dopoguerra, mentre si presenta una ferma
condanna del razzismo che potrebbe tranquillamente essere attuale anche
oggi, non si rinuncia a tirare in ballo l'armamentario antigiudaico
tradizionale e la necessità di una *separazione* sociale su base
religiosa degli ebrei non convertiti dal resto dell'umanità:
<cite>
[Eppure, questa ingiusta, impietosa campagna contro gli ebrei condotta
sotto la bandiera del cristianesimo, ha almeno questo vantaggio, per
così dire, sulla lotta razziale, che essa ricorda la vera natura, la
base autentica della separazione sociale degli ebrei dal resto
dell'umanità. Questa base presenta un carattere immediatamente
religioso; la cosiddetta questione ebraica, nella sua essenza, non è
una questione né di razza, né di nazione, né di nazionalità
territoriale, né di diritto di cittadinanza nello Stato. È una
questione di reli­gione e, dopo l'avvento del Cristo, una questione di
cristia­nesimo.
</cite> [1]

Del resto ricordo (e approfondirò meglio in seguito) che proprio Pio XI
nel '37 aveva dato il proprio assenso per una collaborazione dei
missionari cattolici in Africa "nei giusti limiti del diritto canonico"
alla politica e alla legislazione razziale fascista anti meticciato.

Non sorprende quindi che l'atteggiamento "medio" della Chiesa Cattolica
possa essere all'epoca, secondo me, proprio quello che sintetizza il
gesuita Messineo su "La civiltà cattolica" a proposito del libro di
Acerbo "I fondamenti della dottrina fascista che ricordavo nel
precedente post (e ricordo ancora che Messineo era un oppositore del
razzismo biologico e del totalitarismo "statolatrico" hegeliano)

<cite>
Una diversa concezione non concorderebbe con lo scopo, che la politica
razziale del regime prosegue e che consiste nella preservazione della
«sostanza ideale e spirituale della nostra stirpe» (p. 23). Questo
scopo manifesta che il concetto di razza non può essere inteso se non
in senso integrale, nel quale « il dato puramente fisico o somatico, il
quale preso da sé solo umilierebbe la nobiltà delle stirpi umane
confinandola nel regno della zoologia e farebbe della politica della
razza un capitolo della zootecnica », si coordina di necessità «col
dato etnico e con quello culturale» (p. 26).
Siamo così di fronte a un concetto di razza che anche il più meticoloso
assertore dei valori spirituali e trascendenti potrà accettare senza
riserve: l'unica difficoltà che può sorgere contro di esso consiste
nella somiglianza e quasi identità che un siffatto concetto ha con
quello di nazione, poiché tutti gli elementi oggettivi compresi in
quest'ultimo si troverebbero presenti nel primo. La difficoltà,
tuttavia, potrebbe suggerire di lasciar cadere il termine improprio di
razza, per adottarne uno più appropriato, se non addirittura quello di
nazione; ma nulla toglie alla nobiltà, spiritualità e elevatezza della
concezione, come essa viene interpretata dall'Acerbo.
</cite> [2]

Da qui al famoso "una legge [razziale] la quale, secondo i principii e
la tradizione della Chiesa cattolica ha bensì disposizioni che vanno
abrogate, ma ne contiene pure altre meritevoli di conferma” di Tacchi
Venturi (un gesuita che ebbe notevolissimo rilievo storico nei rapporti
tra Santa Sede e Mussolini e che -- almeno secondo alcune fonti -- a
differenza di Messineo il Manifesto per la Razza l'aveva sottoscritto
eccome) nel suo rapporto al Segretario di Stato Cardinal Maglione
nell'ambiguo momento dopo la caduta di Mussolini, che conferma in toto
una posizione segregazionista della Chiesa Cattolica, il passo è breve.


[1] https://goo.gl/Ep3YNm

[2] https://goo.gl/LgJaPL
--
Saluti da Bhisma
... e il pensier libero, è la mia fé!
Arduino
2018-07-22 17:07:09 UTC
Permalink
Post by Maurizio Pistone
io sono al di fuori, grazie a Dio, ma mi sembra di aver capito che non
sempre il Papa è la Chiesa.
Questo in alcuni momenti più, in altri meno. Fu un'autentica voce nel
deserto quella di Benedetto XV, e non solo per la denuncia della IGM
come un'"inutile strage", ma anche per le sue idee molto forti sulla
relazione tra missioni e colonialismo (Maximum Illud 1919).
Fu anche sostanzialmente isolato Pio XI, nella sua angoscia per i legami
sempre più stretti tra fascismo e nazismo
Non si può per diciannove secoli dire al popolino:
"Dio aveva inviato a quella gente li, suo figlio, che ridava la vista ai
ciechi, l'udito ai sordi, sanava i lebbrosi, faceva camminare i paralitici,
resuscitava persino i morti, e loro hanno obbligato i romani ad ucciderlo,
e non se ne sono mai pentiti"; senza far passare il messaggio: Sono la
quintessenza della malvagità.
Finché la Chiesa ha avuto il controllo della società è riuscita a far si
che fossero angariati, però sia pur con larghe eccezioni, che non fossero
uccisi, per via della credenza che il ritorno del Messia sarebbe avvenuto
il giorno in cui gli ebrei avessero ammesso la colpa e si fossero
convertiti. Perciò questo non sarebbe potuto avvenire se tutti gli ebrei
fossero stati uccisi.
Nel momento però in cui molte persone sono divenute irreligiose, non è che
per incanto i pregiudizi negativi sugli ebrei siano svaniti. Forse lo
sarebbero stati nel corso di molte generazioni (non è ancora avvenuto
totalmente) però nel frattempo, gli ebrei erano ancora odiati, senza che ci
fosse una forte autorità che tutelasse le loro vite. Si fosse arrivati fino
al Vaticano II, senza che accadesse niente, sarebbero stati in salvo.
Invece il genocidio avvenne prima. Ad attuarlo furono i nazisti. Ma a
seminare odio antiebraico era stata la Chiesa preconciliare.
Pio XI almeno in parte si accorse e cercò di porre rimedio, ma fu troppo
solo, e sopratutto morì troppo presto. Dopo di lui venne il soglio
dell'omertoso silenzio.
--
Arduino d'Ivrea
Jinx
2018-07-23 11:21:23 UTC
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Post by Bhisma
Alcune osservazioni sul testo de "Il manifesto per la difesa della
razza".
Dopodiché si passa finalmente agli ebrei, il vero obiettivo del
come suggerito dai nazisti dopo l'accordo dell'ASSSE Italia-Germania,
l'economia italiana poteva essere sostenuta (in barba alle sanzioni
delle Societa delle Nazioni) grazie all'esproprio legalizzato dei beni
di prorietà dei giudei, così come era successo in Germania. Il giudeo
una volta licenziato dal suo lavoro e sostituito con un italiano
fascita, una volta espropriate la sua bottega e la sua casa, e
confiscati i suoi beni, ridotto con una mano davanti e una dietro,
trattato dalle leggi come merda da cesso, non gli restava altro che
essere internato in un campo di lavoro ove proficuamente su una catena
di montaggio avrebbe prodotto gli strumenti e le armi per la gloria
dell'Italia fascista, pagato un soldo e 2 soldi, e un calcio in culo una
volta spremuto via nella camera a gas. Questo progettino accattivante
che aveva funzionato benissimo nel Reich tedesco, per quale motivo
nell'Italia fascista non fu messo in atto se non ai primi passi dello
sgombero dei giudei dalla burocrazia? il vero motivo non sta
nell'inefficenza del governo italiano, bensi in una precisa volontà di
difendere i loro camerati ebrei-fascisti di lunga data.
Arduino
2018-07-23 22:44:57 UTC
Permalink
Jinx <***@ell.it> ha scritto:

Non è che possa aver influito il fatto che l'Italia è un paese civile e che
al governo c'erano persone sane di mente?
--
Arduino d'Ivrea
Jinx
2018-07-24 05:07:03 UTC
Permalink
Post by Arduino
Non è che possa aver influito il fatto che l'Italia è un paese civile e che
al governo c'erano persone sane di mente?
si persone sanissime di mente. Al governo c'erano Benito Mussolini e
compagnia di gerarchi fascisti, il re d'Italia era Vittorio Emanuele III
famoso per aver fatto entrare per forza l'Italia nella Prima Guerra
Mondiale e aver messo Mussolini al governo.

Alla faccia delle leggi razziali, quando l'Italia fu occupata dai
nazisti furono deportati in gran parte italiani non ebrei. Numeri alla
mano: subito dopo l'armistizio furono deportati 650mila militari
italiani (tutti certamente non ebrei), mentre durante l'occupazione tra
1943 e il 1945 furono deportati 23mila civili oppositori politici, e
6000 ebrei tra cui c'erano solo 4000 ebrei italiani. Il rapporto tra
deportati italiani non ebrei e ebrei italiani, fu di 1 ebreo ogni 160
italiani non ebrei.
Arduino
2018-07-25 06:58:13 UTC
Permalink
Post by Jinx
si persone sanissime di mente. Al governo c'erano Benito Mussolini e
compagnia di gerarchi fascisti, il re d'Italia era Vittorio Emanuele III
famoso per aver fatto entrare per forza l'Italia nella Prima Guerra
Mondiale e aver messo Mussolini al governo.
Alla faccia delle leggi razziali, quando l'Italia fu occupata dai
nazisti furono deportati in gran parte italiani non ebrei. Numeri alla
mano: subito dopo l'armistizio furono deportati 650mila militari
italiani (tutti certamente non ebrei), mentre durante l'occupazione tra
1943 e il 1945 furono deportati 23mila civili oppositori politici, e
6000 ebrei tra cui c'erano solo 4000 ebrei italiani. Il rapporto tra
deportati italiani non ebrei e ebrei italiani, fu di 1 ebreo ogni 160
italiani non ebrei.
La differenza è la stessa che c'è fra manager che causano il fallimento della
loro ditta e dei killer seriali.
--
Arduino d'Ivrea
Arduino
2018-07-25 07:02:43 UTC
Permalink
Post by Jinx
Alla faccia delle leggi razziali, quando l'Italia fu occupata dai
nazisti furono deportati in gran parte italiani non ebrei. Numeri alla
mano: subito dopo l'armistizio furono deportati 650mila militari
italiani (tutti certamente non ebrei), mentre durante l'occupazione tra
1943 e il 1945 furono deportati 23mila civili oppositori politici, e
6000 ebrei tra cui c'erano solo 4000 ebrei italiani. Il rapporto tra
deportati italiani non ebrei e ebrei italiani, fu di 1 ebreo ogni 160
italiani non ebrei.
(23.000 su 45.000.000 di abitanti, rappresentano lo 0,051%
Seimila su...
--
Arduino d'Ivrea
Jinx
2018-07-25 07:52:02 UTC
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Post by Arduino
Post by Jinx
Alla faccia delle leggi razziali, quando l'Italia fu occupata dai
nazisti furono deportati in gran parte italiani non ebrei. Numeri alla
mano: subito dopo l'armistizio furono deportati 650mila militari
italiani (tutti certamente non ebrei), mentre durante l'occupazione tra
1943 e il 1945 furono deportati 23mila civili oppositori politici, e
6000 ebrei tra cui c'erano solo 4000 ebrei italiani. Il rapporto tra
deportati italiani non ebrei e ebrei italiani, fu di 1 ebreo ogni 160
italiani non ebrei.
(23.000 su 45.000.000 di abitanti, rappresentano lo 0,051%
Seimila su...
ti faccio notare che prima dell'occupazione tedesca nessun ebreo fu
deportato in Italia, e a nessun ebreo fu confiscata la sua casa il suo
conto in banca o il suo negozio. Se qualche ebreo fu messo in carcere
prima del 1943, era un oppositore politico. Con l'occupazione nazista
tutti i 40mila ebrei italiani potevano essere deportati in massa:
bastava cercarli sulla lista delle anagrafi e caricarli sui treni per i
campi di concentramento in Germania, una bazzecola dato che furono
deportati così ben 670mila italiani. Il ruolo attivo nella caccia agli
ebrei che fecero i nazisti mentre occupavano l'Italia del centronord, è
documentato da innumerevoli film e testimonianze: allora perchè non
furono deportati tutti gli ebrei italiani? Ringraziate Mussolini!
Arduino
2018-07-25 19:16:33 UTC
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Post by Jinx
ti faccio notare che prima dell'occupazione tedesca nessun ebreo fu
deportato in Italia, e a nessun ebreo fu confiscata la sua casa il suo
conto in banca o il suo negozio. ...
Infatti la mia critica era per il periodo successivo. Fino all'otto settembre,
nonostante il vergognoso arruffianamento alle teorie di un popolo barbaro,
l'Italia aveva mantenuto un atteggiamento sostanzialmente dignitoso salvando
fra l'altro 240.000 ebrei in Francia e decine di migliaia in Jugoslavia e
Grecia.
Poi mancò il coraggio di avere coraggio.
--
Arduino d'Ivrea
Jinx
2018-07-26 13:41:21 UTC
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Post by Arduino
Post by Jinx
ti faccio notare che prima dell'occupazione tedesca nessun ebreo fu
deportato in Italia, e a nessun ebreo fu confiscata la sua casa il suo
conto in banca o il suo negozio. ...
Infatti la mia critica era per il periodo successivo. Fino all'otto settembre,
nonostante il vergognoso arruffianamento alle teorie di un popolo barbaro,
l'Italia aveva mantenuto un atteggiamento sostanzialmente dignitoso salvando
fra l'altro 240.000 ebrei in Francia e decine di migliaia in Jugoslavia e
Grecia.
Poi mancò il coraggio di avere coraggio.
non do che avete da lamentarvi voi ebrei di noi italiani e del fascismo.
Durante gli anni bui dopo le leggi razziali e l'occupazione nazista,
cosa facevano gli ebrei italiani? mentre i soldati italiani versavano il
loro sangue sui fronti di guerra? mentre 670mila italiani non ebrei
furono deportati nei campi di concentramento e morirono in gran parte
sotto i bombardamenti alleati o per il tifo? mentre decine di migliaia
di partigiani combattevano sulle montagne perendo in gran parte?
Cosa facevano ebrei italiani come Alberto Moravia e Rita Montalcini?
ingrassavano nell'ozio nelle loro case!
Arduino
2018-07-29 10:52:18 UTC
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Post by Jinx
non do che avete da lamentarvi voi ebrei di noi italiani e del fascismo.
Incredibile la presunzione che solo un ebreo potrebbe aver da ridire contro il
tuo razzismo.
Comunque, non erano stati gli ebrei a chiedere l'esenzione, nel primo conflitto
mondiale avevano partecipato con molti morti e diverse medaglie.
Alla resistenza parteciparono con mille combattenti, cento caduti, quattro
medaglie d'oro.
Quanto ai combattenti italiani, meglio tralasciare, in combattimento ne sono
morti si e no la metà dei caduti che i russi ebbero nella battaglia vinta di
Kursk.
Anche per i deportati in Germania meglio evitare i numeri del lotto: I
Germanici catturarono 1.007.000 soldati italiani. 196.000 furono rilasciati in
base a accordi presi al momento della resa, o riuscirono a fuggire, circa
diecimila morirono in combattimenti o furono fucilati dai tedeschi, 12,000
annegarono in navi affondate dagli inglesi, 180.000 aderirono alle forze armate
germaniche o della Rsi.
Dei poco meno di 600.000 restanti circa trentamila morirono per svariate cause,
dai primi di agosto 1944 fu offerto loro di divenire liberi lavoratori, circa
la metà aderirono, coi primi di novembre date le difficoltà a dividerli si
passò all'arruolamento coatto che riguardò tutti tranne 60.000. In Aprile 3.000
furono rimpatriati per motivi di salute e 10.000 furono catturati dai russi.
--
Arduino d'Ivrea
Michele
2018-07-23 15:31:17 UTC
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Post by Bhisma
Alcune osservazioni sul testo de "Il manifesto per la difesa della
razza".
Il testo a cui mi rifaccio è quello pubblicato nell' Agosto '38 da
Interlandi nella versione riportata dall'ANED, non il "ballon d'essai"
pubblicato anonimo a Luglio da "Il Giornale d'Italia", nella versione
riportata dall'ANED https://goo.gl/i3SfJj ma non dovrebbero esserci
differenze sostanziali, firme a parte.
La prima cosa che salta agli occhi è il preambolo
<cite> Le razze umane esistono. La esistenza delle razze umane non è
già una astrazione del nostro spirito, ma corrisponde a una realtà
fenomenica, materiale, percepibile con i nostri sensi. Questa realtà è
rappresentata da masse, quasi sempre imponenti di milioni di uomini
simili per caratteri fisici e psicologici che furono ereditati e che
continuano ad ereditarsi </cite>
Per essere un manifesto che intende rifarsi a principi scientifici, è
notevole, per gli occhi moderni, la totale assenza di qualunque
giustificazione teorica.
Più che di una giustificazione teorica, da degli scienziati ci si
aspetterebbe una giustificazione empirica, sperimentale. Basata su
ricerche e dati.
Intendiamoci, un "manifesto" può non essere il momento adatto per
pubblicare delle statistiche o delle misurazioni craniali, cose cui i
Nazisti si dedicarono (peraltro senza cavar ragno dal buco,
scientificamente parlando). Ma non mi risulta affatto che queste
ricerche fossero effettivamente state fatte in Italia, prima di quel
momento in cui, *politicamente* e non scientificamente, si volle quel
manifesto. Se poi fossero state fatte, ovviamente, non avrebbero potuto
supportare quelle affermazioni apodittiche; ma neanche ci provarono.

Per dirla meno forbitamente, scienziati dei miei stivali.


---
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Maurizio Pistone
2018-07-23 16:52:24 UTC
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Post by Michele
Intendiamoci, un "manifesto" può non essere il momento adatto per
pubblicare delle statistiche o delle misurazioni craniali, cose cui i
Nazisti si dedicarono (peraltro senza cavar ragno dal buco,
scientificamente parlando). Ma non mi risulta affatto che queste
ricerche fossero effettivamente state fatte in Italia, prima di quel
momento in cui, *politicamente* e non scientificamente, si volle quel
manifesto.
una bella raccolta di crani si trova a Bologna, mi sembra al Mjuseo di
Antropologia
--
Maurizio Pistone strenua nos exercet inertia Hor.
http://blog.mauriziopistone.it
http://www.lacabalesta.it
Arduino
2018-07-23 22:48:42 UTC
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Post by Maurizio Pistone
una bella raccolta di crani si trova a Bologna, mi sembra al Mjuseo di
Antropologia
Non so di chi siano e perché siano stato raccolti, ma non credo fosse per
appurare le differenze psicologiche fra le razze.
Sarebbe il colmo che uno si inventasse una panzana per far contento il
camerata più forte, e poi ordini ricerche scientifiche per appurare se è
vera.
--
Arduino d'Ivrea
Maurizio Pistone
2018-07-24 08:06:06 UTC
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Post by Arduino
Post by Maurizio Pistone
una bella raccolta di crani si trova a Bologna, mi sembra al Mjuseo di
Antropologia
Non so di chi siano e perché siano stato raccolti, ma non credo fosse per
appurare le differenze psicologiche fra le razze.
Sarebbe il colmo che uno si inventasse una panzana per far contento il
camerata più forte, e poi ordini ricerche scientifiche per appurare se è
vera.
credo che risalgano ai primi del '900, quando parole come brachicefalo e
dolicocefalo sembravano la chiave della storia umana

È un fatto che per un centinaio di anni frotte di scienziati - non
ciarlatani, veri ricercatori - hanno battuto il mondo cercando un modo
per definire le razze umane secondo criteri scientifici

il fallimento di quest'impresa, che ha coinvolto alcune delle migliori
menti dei paesi più avanzati dell'epoca, è la più bella prova della
vacuità del razzismo
--
Maurizio Pistone strenua nos exercet inertia Hor.
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Michele
2018-07-24 09:31:23 UTC
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Post by Maurizio Pistone
credo che risalgano ai primi del '900, quando parole come brachicefalo e
dolicocefalo sembravano la chiave della storia umana
È un fatto che per un centinaio di anni frotte di scienziati - non
ciarlatani, veri ricercatori - hanno battuto il mondo cercando un modo
per definire le razze umane secondo criteri scientifici
il fallimento di quest'impresa, che ha coinvolto alcune delle migliori
menti dei paesi più avanzati dell'epoca, è la più bella prova della
vacuità del razzismo
Appunto. Ma se uno è uno scienziato ed ha un'ipotesi di lavoro secondo
la quale una "razza" è superiore ad un'altra, dovrebbe cercare di
dimostrarla su base empirica.
se ci prova e non ci riesce, è uno scienziato - che ha preso una grossa
cantonata.
Se neppure ci prova, non può neanche chiamarsi scienziato.

---
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Bhisma
2018-07-24 17:20:12 UTC
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Post by Michele
Appunto. Ma se uno è uno scienziato ed ha un'ipotesi di lavoro
secondo la quale una "razza" è superiore ad un'altra, dovrebbe
cercare di dimostrarla su base empirica. se ci prova e non ci
riesce, è uno scienziato - che ha preso una grossa cantonata. Se
neppure ci prova, non può neanche chiamarsi scienziato.
Sicuramente.

Ma ancora una volta tieni presente la teoria dell'etere: c'è voluto un
secolo per scalzarla, lo stesso classico esperimento di Michaelson e
Morley alla fine dell'Ottocento che *oggi* viene considerato cruciale
per dimostrarne l'inesistenza (o perlomeno la non rilevabilità)
all'epoca sostanzialmente non ebbe effetti immediati nel dibattito
scientifico sull'argomento e bisogno aspettare Einstein.
E tuttoggi la questione delle eventuali proprietà fisiche dello spazio,
che intuitivamente parrebbe un concetto tanto semplice, è una questione
di lana caprina.
In altri termini, la scienza effettivamente rivede le sue teorie su
base sperimentale e previsionale, ma in certi casi ci vuole molto tempo.
E in questo processo anche problemi culturali e sociali non
propriamente scientifici hanno comunque un loro ruolo.

Un altro buon esempio, meno "neutro" del precedente, potrebbe essere la
pretesa di scientificità del socialismo marxista, ma il discorso si
dilaterebbe enormemente.
Qui mi limito a rilevare che le previsioni di Marx si rivelarono
precocemente errate (andando a memoria se non ricordo male lui si
aspettava la rivoluzione in Inghilterra, prima di tutto, non certo in
Russia) e che per l'appunto, nella scienza moderna, una teoria deve
fare delle previsioni falsificabili e se vengono falsificate, addio
teoria.
Non mi sembra però che questo criterio sia stato molto applicato dai
marxisti "scientifici" :-)
--
Saluti da Bhisma
... e il pensier libero, è la mia fé!
Michele
2018-07-26 07:32:57 UTC
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Post by Bhisma
Post by Michele
Appunto. Ma se uno è uno scienziato ed ha un'ipotesi di lavoro
secondo la quale una "razza" è superiore ad un'altra, dovrebbe
cercare di dimostrarla su base empirica. se ci prova e non ci
riesce, è uno scienziato - che ha preso una grossa cantonata. Se
neppure ci prova, non può neanche chiamarsi scienziato.
Sicuramente.
Ma ancora una volta tieni presente la teoria dell'etere: c'è voluto un
secolo per scalzarla, lo stesso classico esperimento di Michaelson e
Morley alla fine dell'Ottocento che *oggi* viene considerato cruciale
per dimostrarne l'inesistenza (o perlomeno la non rilevabilità)
all'epoca sostanzialmente non ebbe effetti immediati nel dibattito
scientifico sull'argomento e bisogno aspettare Einstein.
Appunto. Guarda che è quello che sto dicendo anch'io.

Per usare il tuo esempio, fino all'esperimento del 1888 uno scienziato
che credeva nell'etere era uno scienziato che si sbagliava, ma non
necessariamente un cattivo scienziato.
Dopo, invece, uno scienziato che credeva nell'etere era un cattivo
scienziato, che preferiva ignorare la risultanza empirica per restare
ancorato a una teoria senza dimostrazioni.
Se poi questo cattivo scienziato sosteneva a spada tratta l'esistenza
dell'etere e *non ci provava neppure* a svolgere un esperimento che
smentisse Morley e Michaelson, dimostrando al contrario che l'etere
esisteva - allora non meritava il nome di scienziato. E' il tipo di cosa
che fa un cardinale riguardo a chi ruota intorno a chi, non uno scienziato.

Tutto ciò posto, l'etere era una teoria di interpretazione della fisica,
di difficoltà paragonabile a quella della relatività (appunto, arriva
Einstein). Obiettivamente siamo in un campo in cui la speculazione
intellettuale, volta a "spiegare" nientepopodimeno che il funzionamento
di tutto l'universo, ha un suo ruolo, e la dimostrabilità non è cosa da
poco. Siamo più verso la cosidetta "scienza pura" che verso quelle
"applicate".

Il razzismo, invece, dovrebbe basarsi per la stessa natura dei suoi
enunciati su dati oggettivi e facilmente rilevabili. A livello
fisiologico e statistico. Invece, niente; e con niente intendo sia
niente dimostrazione, sia niente *tentativo* di dimostrazione. Tentativo
*serio*, ben s'intende, che le misurazioni dei nasi fatte dai nazisti
erano buone per Der Sturmer, non per la ricerca scientifica.

---
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Maurizio Pistone
2018-07-26 22:01:02 UTC
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Post by Michele
Il razzismo, invece, dovrebbe basarsi per la stessa natura dei suoi
enunciati su dati oggettivi e facilmente rilevabili. A livello
fisiologico e statistico. Invece, niente; e con niente intendo sia
niente dimostrazione, sia niente *tentativo* di dimostrazione.
lo stesso vale in realtà per le teorie di Lombroso, che non erano altro
se non la sistematizzazione in forma pseudoscientifica del dato
"empirico" e "osservabile" che quello ha una faccia da delinquente,
quell'altro da cretino

anche la teorie dell'etere si basava su un'idea molto vecchia, che in
natura non esista il vuoto, ma solo qualche mezzo più trasparente di
altri

è l'esistenza di uno spazio vuoto che deve essere dimostrata, essendo
del tutto controintuitiva ed estranea all'esperienza quotidiana di
chiunque viva su questa terra
--
Maurizio Pistone strenua nos exercet inertia Hor.
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Jinx
2018-07-27 06:38:55 UTC
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Post by Maurizio Pistone
Post by Michele
Il razzismo, invece, dovrebbe basarsi per la stessa natura dei suoi
enunciati su dati oggettivi e facilmente rilevabili. A livello
fisiologico e statistico. Invece, niente; e con niente intendo sia
niente dimostrazione, sia niente *tentativo* di dimostrazione.
lo stesso vale in realtà per le teorie di Lombroso, che non erano altro
se non la sistematizzazione in forma pseudoscientifica del dato
"empirico" e "osservabile" che quello ha una faccia da delinquente,
quell'altro da cretino
Lombroso era un ebreo discendente da rabbini, per cui è la dimostrazione
che il razzismo lo hanno inventato i giudei. Non ha caso nella Bibbia si
elencano i figli di Noé , che corrispondono ai popoli del Medio oriente
con aplogruppi (R), (J), (E) del Y-DNA paterno. I camiti (gli africani)
secondo la Bibbia dovevano essere gli schiavi dei semiti e degli ariani.
Michele
2018-07-27 07:16:58 UTC
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Post by Maurizio Pistone
Post by Michele
Il razzismo, invece, dovrebbe basarsi per la stessa natura dei suoi
enunciati su dati oggettivi e facilmente rilevabili. A livello
fisiologico e statistico. Invece, niente; e con niente intendo sia
niente dimostrazione, sia niente *tentativo* di dimostrazione.
lo stesso vale in realtà per le teorie di Lombroso, che non erano altro
se non la sistematizzazione in forma pseudoscientifica del dato
"empirico" e "osservabile" che quello ha una faccia da delinquente,
quell'altro da cretino
Però in quel caso il tentativo era stato fatto. Analisi statistiche
della popolazione carceraria, ecc.

---
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ilchierico
2018-07-28 15:38:17 UTC
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Post by Maurizio Pistone
anche la teorie dell'etere si basava su un'idea molto vecchia, che in
natura non esista il vuoto, ma solo qualche mezzo più trasparente di
altri
è l'esistenza di uno spazio vuoto che deve essere dimostrata, essendo
del tutto controintuitiva ed estranea all'esperienza quotidiana di
chiunque viva su questa terra
Vuoto... ci sara' al massimo un granello infinitesimo ogni chilometro
cubo di spazio, dai! E' come se fosse vuoto, nello spazio profondo, se
ci pensi e fai due calcoletti ;-)
Bhisma
2018-07-28 12:00:46 UTC
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Post by Michele
Appunto. Guarda che è quello che sto dicendo anch'io.
Abbastanza ovviamente entrambi riteniamo che le basi "biologiche" che
nazisti, fascisti, KKK e quant'altri hanno tentato di dare al razzismo
siano pseudoscienza o delirio puro e semplice.

Ma a me interessa qui porre soprattutto il problema del perché
storicamente la scienza ottocentesca e del primo novecento una certa
deriva razziale -- e in alcuni casi razzista -- la faccia propria.

L'aspetto che tu di seguito esemplifichi con "scienziato che si
sbaglia", "cattivo scienziato", "cardinale" non è certo sbagliato, ma
limitarsi ad esso è riduttivo rispetto al problema, secondo me.
Post by Michele
Per usare il tuo esempio, fino all'esperimento del 1888 uno
scienziato che credeva nell'etere era uno scienziato che si
sbagliava, ma non necessariamente un cattivo scienziato. Dopo,
invece, uno scienziato che credeva nell'etere era un cattivo
scienziato, che preferiva ignorare la risultanza empirica per restare
ancorato a una teoria senza dimostrazioni. Se poi questo cattivo
scienziato sosteneva a spada tratta l'esistenza dell'etere e *non ci
provava neppure* a svolgere un esperimento che smentisse Morley e
Michaelson, dimostrando al contrario che l'etere esisteva - allora
non meritava il nome di scienziato. E' il tipo di cosa che fa un
cardinale riguardo a chi ruota intorno a chi, non uno scienziato.
Con tutto ciò, ci sono voluti decenni perché venissero tratte in ambito
scientifico le conseguenze di quell'esperimento. E le ragioni vanno
cercate proprio nell'ambito della storia della scienza.

In primo luoogo va detto secondo che la scienza attuale -- in specie in
quelle discipline nelle quali l'approccio falsificazionista è meno
diretto che nella fisica, antropologia, psicologia etc. -- ha fatto
diffusamente proprio un approccio rigorosamente falsificazionista e non
metodologicamente confuso, nella formulazione limpida che ne può dare
un Popper, solo dopo la seconda guerra mondiale (le cui drammatiche
esperienze non sono certo estranee, io credo, a diverse formulazioni di
Popper stesso).
Ancora *oggi*, tralasciando discipline di confine come la psicanalisi,
che secondo l'interpretazione popperiana al titolo di "scienza" non può
pretendere, molte forme di terapia psicologica, in specie quelle di
lunga durata finalizzate non alla risoluzione di problemi immediati e
circoscritti quali le fobie e simili ma a un generico "miglioramento
del benessere psichico", *mancano* di questa convalida.
Non lo dico io questo, per inciso. Lo dice l'Organizzazione Mondiale
della Sanità nei suoi documenti ufficiali. O perlomeno lo diceva
qualche anno fa.

Un secondo aspetto da sottolineare, sempre a mio avviso, è che gli
scienziati e la loro elaborazione teorica sono tutt'altro che immuni da
bias di ordine sociale e culturale e che malgrado tutto, il clima
generale in cui sono immersi influenza le loro elaborazioni teoriche
anche in modi non volontari e non facilmente avvertibili.
Senza arrivare alle conclusioni estremistiche "Contro il metodo" di un
Feyerabend, occorre riconoscere che alcuni degli esempi che porta danno
da pensare.

Un terzo aspetto di cui sono personalmente piuttosto convinto, è che la
scienza ottocentesca e positivista è parecchio spietata di per sé
contro il "diverso" e l' "anormale".
C'è un filo che mi sembra legare in modo piuttosto diretto -- anche se
con gradazioni diverse di intensità ed intenzionalità -- lo psichiatra
ottocentesco con il suo lugubre armamentario di fruste, catene, bagni
gelati, lobotomie, elettroshock senza anestesia (è interessante notare
che quest'ultimo metodo nasce in Italia negli anni'30) allo
sperimentatore nazista dei campi di sterminio.

Perché la scienza è un meraviglioso strumento per trovare nuovi modi
per scaldare l'acqua, per curare le malattie, per costruire teorie
attendibili sull'universo fisico e via dicendo, ma *in* *sé*, da sola,
non ci dice nulla sull'uso che possiamo fare delle sue scoperte e sulla
legittimità dei metodi usati per arrivarci.

La scienza, in sé, non ci dice nulla sull'etica di un medico nazista
che congela artificialmente l'ebreo a morte per studiare meglio
l'assideramento e trovare nuovi modi per salvare piloti e marinai
tedeschi caduti in acque gelide.
Il metodo scientifico, in sé, non è una salvaguardia contro quei medici
americani bianchi e quei politici bianchi che sempre negli anni '30
volutamente non comunicarono a centinaia di pazienti neri che erano
affetti da sifilide e poi tirarono avanti per altri quarant'anni, sino
agli anni '70 in cui vennero travolti dallo scandalo, a tenerli
all'oscuro della diagnosi e a negare loro le cure adeguate allo scopo
di studiare il naturale evolversi della malattia.
E nemmeno ci dice nulla su quei medici che ancora negli anni '50
infettarono volontariamente centinaia di bambini "subnormali" (Sindrome
di Down) con il virus dell'epatite per studiare la malattia, uno studio
che quando ero studente di medicina io veniva citato dal docente come
"eticamente condannabile ma scientificamente risolutore".

No, *oggi* abbiamo fatto passi da gigante contro aberrazioni del
genere, ma questo non lo dobbiamo alla scienza in sé, lo dobbiamo a
ragioni che ognuno può trovare entro di sé e che fuoriescono dai
confini della scienza per approdare alla filosofia o alla religione.
--
Saluti da Bhisma
... e il pensier libero, è la mia fé!
Arduino
2018-07-24 11:38:03 UTC
Permalink
Post by Maurizio Pistone
credo che risalgano ai primi del '900, quando parole come brachicefalo e
dolicocefalo sembravano la chiave della storia umana
È un fatto che per un centinaio di anni frotte di scienziati - non
ciarlatani, veri ricercatori - hanno battuto il mondo cercando un modo
per definire le razze umane secondo criteri scientifici
il fallimento di quest'impresa, che ha coinvolto alcune delle migliori
menti dei paesi più avanzati dell'epoca, è la più bella prova della
vacuità del razzismo
Del primo novecento; quindi al momento del manifesto della razza i risultati
erano già appurati.
E al di la di questo, l'autore del manifesto, indipendentemente dalle ricerche
scientifiche, aveva già dichiarato pubblicamente che i popoli avevano subito
nel corso della storia continui rimescolamenti, specificando chiaramente che
gli abitanti di Berlino avevano parenti a Gerusalemme.
Per cui, ordinando una ricerca scientifica, sarebbe già stato cosciente che
questa avrebbe contraddetto il suo osceno manifesto.
--
Arduino d'Ivrea
Giacobino da Tradate
2018-07-26 16:53:54 UTC
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Post by Maurizio Pistone
credo che risalgano ai primi del '900, quando parole come brachicefalo e
dolicocefalo sembravano la chiave della storia umana
Se tu vai al museo Lombroso a Torino, troverai (a parte gli attrezzi di
scasso e di rapina, visto che lui studiava i delinquenti) due raccolte
significative: la raccolta di teschi e di reperti anatomici, e una
raccolta di strumenti antropometrici di ogni tipo e foggia, anche nel
loro genere raffinati e accurati. Non solo compassi per misurare il
crano ma dispositivi elettromeccanici per misurare la forza muscolare
ecc. ecc.

Questo semplicemente perche' l'essenza della scienza consiste nella
quantificazione dei fenomeni naturali e nella loro espressione in
termini numerici. Il graal degli scienziati positivisti era trovare una
correlazione ripetibile e stasticamente significativa fra certe
misurazioni numeriche e certi comportamenti fenomenici patologici. A
tale scopo misuravano tutto il misurabile e le cose piu' facili (ma non
lunica) da misurare erano le ossa dei morti.

E' la stessa cosa che fanno adesso gli stessi scienziati, solo che
adesso misurano le sequenze nucleotiche e allora, in mancanza di meglio,
misuravano le dimensioni dei crani, la lunghezza dell'antielice e lo
spessero delle creste ossee, che cose che adesso di fanno sorridere ma
allora erano la quintessenza della scientificita'.

Ogni tanto pensavano di aver trovato una correlazione invincibile, come
la mancanza della cresta occipitale interna del cranio del Vilella che
forse correlava con una forma di comportamenti primitivi.

I risultati non hanno retto le successive conferme sperimentali, ma il
metodo era corretto era sostenuto da intenzioni limpide e progressiste.
Percularli adesso per il loro fallimento e' ingeneroso ed e' tipico di
ha gia' la risposta in tasca, prima e senza la ricerca sperimentale.
--
la cricca dei giacobini (C) M.G.

---
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Arduino
2018-07-26 18:52:16 UTC
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Post by Giacobino da Tradate
Se tu vai al museo Lombroso a Torino, troverai (a parte gli attrezzi di
scasso e di rapina, visto che lui studiava i delinquenti) due raccolte
significative: la raccolta di teschi e di reperti anatomici, e una
raccolta di strumenti antropometrici di ogni tipo e foggia, anche nel
loro genere raffinati e accurati. Non solo compassi per misurare il
crano ma dispositivi elettromeccanici per misurare la forza muscolare
ecc. ecc.
Questo semplicemente perche' l'essenza della scienza consiste nella
quantificazione dei fenomeni naturali e nella loro espressione in
termini numerici. Il graal degli scienziati positivisti era trovare una
correlazione ripetibile e stasticamente significativa fra certe
misurazioni numeriche e certi comportamenti fenomenici patologici. A
tale scopo misuravano tutto il misurabile e le cose piu' facili (ma non
lunica) da misurare erano le ossa dei morti.
E' la stessa cosa che fanno adesso gli stessi scienziati, solo che
adesso misurano le sequenze nucleotiche e allora, in mancanza di meglio,
misuravano le dimensioni dei crani, la lunghezza dell'antielice e lo
spessero delle creste ossee, che cose che adesso di fanno sorridere ma
allora erano la quintessenza della scientificita'.
Ogni tanto pensavano di aver trovato una correlazione invincibile, come
la mancanza della cresta occipitale interna del cranio del Vilella che
forse correlava con una forma di comportamenti primitivi.
I risultati non hanno retto le successive conferme sperimentali, ma il
metodo era corretto era sostenuto da intenzioni limpide e progressiste.
Percularli adesso per il loro fallimento e' ingeneroso ed e' tipico di
ha gia' la risposta in tasca, prima e senza la ricerca sperimentale.
Alcune cose erano veramente ingenue.
Però giusto è stato esperimentare.
Inoltre un qualcosa di fondato c'è, anche se non gli si può dare validità
scientifica. Quando in televisione appare la foto del mafioso arrestato, prima
che lo speaker si metta a parlare, difficile si ipotizzi sia di un inventore o
un benefattore.
Anche riguardo alle razze, perlomeno a livello nazionalpopolare, se uno
pronunciasse frasi del tipo: I tedeschi sono efficienti, oppure: I tedeschi in
guerra sono... il 99% delle persone gli darebbe ragione.
--
Arduino d'Ivrea
ilchierico
2018-07-28 15:41:58 UTC
Permalink
Post by Giacobino da Tradate
E' la stessa cosa che fanno adesso gli stessi scienziati, solo che
adesso misurano le sequenze nucleotiche e allora, in mancanza di meglio,
misuravano le dimensioni dei crani, la lunghezza dell'antielice e lo
spessero delle creste ossee, che cose che adesso di fanno sorridere ma
allora erano la quintessenza della scientificita'.
Perche' dovrebbero far sorridere? La dimostrazione dell'esistenza di una
fascia ancora sconosciuta dello splancnocranio umano e' roba di qualche
anno fa, temo sempre grazie alla solita ricercatrice italiana.

Per tutto il resto ho un libro di prima della guerra che spiega qualche
differenza anatomica fra bianchi e negri che non si studia di certo piu'
durante le lezioni di anatomia, eppur si muove, diceva Galileo, eppur
esistono, queste minime differenze.
Maurizio Pistone
2018-07-28 17:34:22 UTC
Permalink
Post by ilchierico
Per tutto il resto ho un libro di prima della guerra che spiega qualche
differenza anatomica fra bianchi e negri che non si studia di certo piu'
durante le lezioni di anatomia, eppur si muove, diceva Galileo, eppur
esistono, queste minime differenze.
esistono differenze tra i bianchi e i neri, a partire dal fatto che i
bianchi sono bianchi, i neri sono neri;

la questione è se esiste una "razza bianca" e una "razza nera"
--
Maurizio Pistone strenua nos exercet inertia Hor.
http://blog.mauriziopistone.it
http://www.lacabalesta.it
Bhisma
2018-07-24 16:46:22 UTC
Permalink
Post by Michele
Più che di una giustificazione teorica, da degli scienziati ci si
aspetterebbe una giustificazione empirica, sperimentale. Basata su
ricerche e dati.
In realtà, in senso strettamente scientifico una "teoria" non è
un'ipotesi vaga e nebulosa, come nel significato corrente che può
asummere a volte il termine, ma è per l'appunto l'inquadramento solido
e comolessivo di una serie di misure, risultati sperimentali, leggi
dedotte e via dicendo che arriva a rappresentare lo stato dell'arte su
questioni naturali complesse. Teoria evolutiva, teoria relativistica e
via dicendo.

Forse avrei dovuto chiarire meglio il senso in cui stavo parlando.

Comunque sia, molti scienziati ottocenteschi e novecenteschi -- parlo
di *veri* scienziati, non di pifferi ed ideologi di regime -- si sono
affannati per molto tempo a cercare di definire una teoria scientifica
della razza. Rilievi morfologici, misurazioni antropometriche, studi
seri sull'ereditarietà, morfologia cromosomica e tutto l'ambaradàn.

*NESSUNO* c'è mai riuscito.

Il colpo di grazia definitivo a quest'impostazione l'hanno dato i
moderni studi sugli acidi nucleici e la scienza attuale ha abbandinato
abbandonare da tempo questa lina di ricerca, proprio come ha
abbandonato da tempo quella sull'etere luminifero, e sempre per la
stessa solidissima ragione: non si riusciva in alcun modo a provarne
l'esistenza.

Naturalmente ancor oggi c'è chi ne parla, di queste cose, ma
sostanzialmente viene considerata pseudoscienza.


Saluti da Bhisma
... e il pensier libero, è la mia fé!
Bhisma
2018-07-24 16:58:38 UTC
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Ma non mi risulta affatto che queste ricerche fossero effettivamente
state fatte in Italia, prima di quel momento in cui, politicamente e
non scientificamente, si volle quel manifesto.
Come ho cercato di sottolineare in altri messaggi, certi concetti
razzisti si respiravano nell'aria all'epoca, ed erano piuttosto presi
sul serio nel mondo scientifico anche se poi si sono rivelati fallaci
(il solito paragone con l'etere) da far sì che la pretesa apodittica di
"scientificità" di quel manifesto potesse essere facilmente presa
abbastanza sul serio.
E non solo dal grosso pubblico, di veri scienziati che furono suoi
firmatari ce ne sono.
Non dubito che opportunismo e adesione di comodo all'ideologia
ufficiale abbiano contato molto in questo, ma anche certa forma mentis
della scienza ottocentesca ha avuto il suo peso, io credo.
--
Saluti da Bhisma
... e il pensier libero, è la mia fé!
Roberto Deboni DMIsr
2018-07-31 03:27:13 UTC
Permalink
Post by Bhisma
Alcune osservazioni sul testo de "Il manifesto per la difesa della
razza".
Il testo a cui mi rifaccio è quello pubblicato nell' Agosto '38 da
Interlandi nella versione riportata dall'ANED, non il "ballon d'essai"
pubblicato anonimo a Luglio da "Il Giornale d'Italia", nella versione
riportata dall'ANED https://goo.gl/i3SfJj ma non dovrebbero esserci
differenze sostanziali, firme a parte.
La prima cosa che salta agli occhi è il preambolo
<cite> Le razze umane esistono. La esistenza delle razze umane non è
già una astrazione del nostro spirito, ma corrisponde a una realtà
fenomenica, materiale, percepibile con i nostri sensi. Questa realtà è
rappresentata da masse, quasi sempre imponenti di milioni di uomini
simili per caratteri fisici e psicologici che furono ereditati e che
continuano ad ereditarsi </cite>
Per essere un manifesto che intende rifarsi a principi scientifici, è
notevole, per gli occhi moderni, la totale assenza di qualunque
giustificazione teorica.
Le razze esistono, e punto.
E tipica tecnica nelle propagande quella di mettere i postulati
come assodati. Altrimenti non funzionerebbe, dato che dietro le
propagande c'e' il totale vuoto dei contenuti. (se non fosse cosi',
ci sarebbero argomenti razionali che possono essere esposti in
chiaro, per un fattibile confronto dialettico. invece di ricorrere
ai spregevoli trucchi delle tecniche per ottenere ragione)

Naturalmente per "propaganda" non intendo il significato
"edulcorato", fatto furbamente passare nella societa' italiana,
onde mascherare la perniciosa presenza di quella tecnica che
nel mondo anglosassone si descrive come una tecnica che nasconde
dietro appelli emozionali e slogan la mancanza di argomentazioni
legittimamente confessabili. (mi pare di intendere che in Italia
per propaganda si intenda qualsiasi attivita' di promozione
politica, anche quella fatta in modo ragionato, sincero e ricco di
argomentazioni, cioe' in sostanza nella lingua italiana manca un
termine univoco per descrivere *la* propaganda)
Post by Bhisma
Lo possiamo vedere coi nostri occhi, differenze nel colore della pelle,
nella forma degli occhi, nella lanosità dei capelli e via dicendo, sono
differenze che da sole impongono l'esistenza di sostanziali differenze
razziali, anche psicologiche.
Oggi la genetica spazza tutto questo.
E poi c'e' la seria questione della individualita'.
Non e' un caso che il razzismo e' tipico della culture fasciste,
dato che negano l'individualita'.

Ad esempio, posso benissimo accettare che storicamente la vita in
Africa possa avere privilegiato un tipo di carattere mediamente
(ed e' nel "mediamente" che sta tutta la questione) pronto a
reagire con maggiore violenza a situazioni conflittuali.
Dopotutto un carattere pacifico e' un vantaggio solo in societa'
dove la violenza non serve, anzi diventa uno svantaggio.

Ma nessuno mi potra' negare che ogni centro nativi africani,
trovero' un numero, per quanto piccolo, di individui con un
carattere che reagisce meno violentemente di una selezione
di individui europei. L'errore che fa cioe' la tesi del "razzismo"
e' negare ogni valore alla individualita'. Appunto tipico nelle
culture fasciste, che non sanno come gestire e rapportarsi con chi
e' "diverso" dal gruppo.

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