Artamano
2007-05-19 20:32:43 UTC
*INTERVISTA A CLAUDIO MUTTI: OLOCAUSTO E LIBERTA' DI
RICERCA*
http://lnx.casertasette.com/modules.php?name=News&file=article&sid=11281
GIOVANNA CANZANO
intervista
CLAUDIO MUTTI
16 Maggio 2007
LIBERTA' DI RICERCA OSTACOLATA: FANATISMO
FONDAMENTALISTA
Alla fase della secolarizzazione e della "morte di
Dio" è dunque seguita, nel ciclo della "civiltà occidentale", una fase di
rievangelizzazione all'insegna di una parodistica religione postmoderna che
è stata chiamata religio holocaustica. Si tratta di una religio (nel senso
lucreziano e oraziano di "superstizione") . . . per cui non abbiamo più un
"avanti Cristo" e un "dopo Cristo", ma un "prima di Auschwitz" e un "dopo
Auschwitz". (Claudio Mutti)
CANZANO - Permettere la libera ricerca, fare aprire
gli archivi smettendola con la storiografia asservita all'ideologia, non
crede che è l'unico modo per scoprire oltre alla verità sull'olocausto,
anche altre verità che in questi anni non ci è stato permesso di occuparci?
MUTTI - Nel caso degli eventi che nel corso della
seconda guerra mondiale coinvolsero gran parte della popolazione ebraica
d'Europa,
a ostacolare la libera ricerca non è un semplice pregiudizio ideologico, ma
un vero e proprio fanatismo fondamentalista. Lo stesso uso generalizzato di
un termine appartenente al lessico rituale come appunto "Olocausto" (con la
maiuscola obbligatoria) rivela che è stata imposta una visione parateologica
della storia; d'altronde l'uso del termine ebraico Shoah (maiuscola
parimenti obbligatoria) chiarisce con sfacciata evidenza la matrice di tale
parateologia. Alla fase della secolarizzazione e della "morte di Dio" è
dunque seguita, nel ciclo della "civiltà occidentale", una fase di
rievangelizzazione all'insegna di una parodistica religione postmoderna che
è stata chiamata religio holocaustica. Si tratta di una religio (nel senso
lucreziano e oraziano di "superstizione") che ha i suoi particolarissimi
martiri e santi, i suoi miracolati, la sua agiografia, i suoi luoghi di
pellegrinaggio e addirittura un suo specifico criterio di scansione della
storia, per cui non abbiamo più un "avanti Cristo" e un "dopo Cristo", ma un
"prima di Auschwitz" e un "dopo Auschwitz". Non saranno certo i leviti e gli
zeloti di questa religio a permettere di "scoprire altre verità", in quanto
"altre verità" non possono esistere. La storiografia dunque potrà
liberamente indagare i fatti storici, solo se all'oscurantismo imposto dai
nuovi teologi saprà opporre uno spirito illuministico e il coraggio
dell'iconoclastia.
CANZANO - Daniel Jonah Goldhagen con il suo libro I
volonterosi carnefici di Hitler afferma che i responsabili dell'Olocausto
non furono solo SS o membri del Partito Nazista, ma anche tedeschi comuni,
che brutalizzarono e assassinarono gli ebrei per convinzione ideologica e
per libera scelta.
MUTTI - La nota tesi dell'ebreo americano Goldhagen,
secondo cui gli "ordinary Germans" sarebbero diventati "Hitler's willing
executioners", non dice sostanzialmente nulla di nuovo, in quanto si
ricollega, aggiornandola in termini olocaustici, ad un vecchio filone
propagandistico ebraico-statunitense inteso a demonizzare la Germania. Tra
tutta la vasta letteratura esistente, mi limito a ricordare il libro di Paul
Winkler The Thousand Years Conspiracy: Secret Germany behind the Mask, che,
distribuito da Roosevelt negli ambienti politici e da Eisenhower in quelli
militari, diffuse la convinzione secondo cui "il nazismo non è una teoria
nuova sorta dalle ingiustizie del Trattato di Versailles o da una crisi
economica, ma è espressione delle aspirazioni tedesche di tutti i secoli".
Anticipando la curiosa teoria di Umberto Eco circa l'Urfaschismus, Winkler
insegnava agli Statunitensi che i Tedeschi sono nazisti - e quindi
criminali -ab illo tempore, se non ab aeterno. Il programma genocida esposto
in Germany must perish e nel Piano Morgenthau furono le logiche conseguenze
di questo razzismo antitedesco coltivato da alcuni agit-prop
ebreo-americani. Goldhagen, dunque, è solo l'ultimo arrivato.
CANZANO - Ancora Goldhagen, dice che l'antisemitismo
germanico era talmente diffuso, maligno, nutrito nei secoli di miti razzisti
e false teorie scientifiche da disumanizzare gli ebrei, da trasformarli
nell'immaginario
collettivo in una sorta di malattia, addirittura di forza demoniaca che si
doveva eliminare a ogni costo dalla Germania.
MUTTI - Goldhagen non merita che per lui si spendano
troppe parole. Lo stesso Raul Hilberg ha liquidato il suo libro come una
cosa "di nessun valore"; per Norman G. Finkelstein si tratta di una
"bizzarria" che "sfiora il ridicolo", in quanto, "nonostante sfoggi
l'apparato
di un saggio accademico (.) si riduce a poco più di un campionario di
violenza sadica". I volenterosi carnefici di Hitler, insiste Finkelstein, è
"zeppo di grossolano errori di interpretazione delle fonti e di
contraddizioni interne, (.) è privo di valore scientifico". Resta comunque
il fatto che la tesi di Goldhagen è largamente diffusa tra i pii credenti
della religione olocaustica: è la tesi secondo cui l'insofferenza per gli
Ebrei costituisce una pura patologia mentale dei Tedeschi e dei Gentili in
genere, in quanto gli Ebrei sono sempre e dovunque povere vittime innocenti.
Ma, per citare ancora Finkelstein, "nel concedere una totale innocenza agli
ebrei, il dogma dell'Olocausto conferisce a Israele e alla comunità ebraica
americana l'immunità da ogni legittima censura".
CANZANO - Se tutti sapevano e condividevano lo
sterminio degli ebrei, come mai non si è trovato nessun documento firmato da
Hitler sullo sterminio e, nel bunker di Hitler non ne sapevano niente
neanche la sua dattilografa Junge Traudl, né un alto ufficiale della
Wehrmacht a lungo attivo nel gabinetto del Furer?
MUTTI - In effetti non esiste nessun documento che
dimostri un ordine o un piano generale di sterminio degli Ebrei d'Europa.
Bisogna comunque far notare che gli archivi della Bauleitung di Auschwitz
(l'ufficio
responsabile della costruzione delle presunte camere a gas di Birkenau) sono
caduti intatti nelle mani dei Sovietici. Nessuno vi ha potuto trovare un
solo documento relativo ad un piano di sterminio. L'obiezione secondo cui i
documenti non esistono perché gli ordini sarebbero stati dati oralmente e i
pochi documenti esistenti sarebbero stati distrutti, non si regge su nessuna
prova.
CANZANO - Gli intellettuali ebrei come Marx e Freud
solo per citarne due hanno portato nella cultura occidentale delle idee che
contrariamente a quando si poteva pensare, hanno creato confusione e
allontanamento da quelli che sono i nostri 'valori' e la nostra
'tradizione',
mentre loro sono sempre e comunque legati alla loro memoria vedi il libro di
David Grossman "L'uomo che corre" dove la ricerca della identità è legata
comunque alla storia di essere ebrei e alla memoria del popolo ebraico.
MUTTI - Il problema consiste proprio
nell'individuare
l'identità del presunto "popolo ebraico". Gli ebrei non costituiscono una
comunità religiosa: ci sono ebrei atei o agnostici (lei stessa ha citato
Marx e Freud), ebrei che praticano il giudaismo, ebrei convertiti ad altre
religioni. Non costituiscono un gruppo nazionale: ci sono ebrei statunitensi
(sei milioni come minimo), ebrei israeliani, ebrei canadesi, ebrei francesi
ecc. ecc. Non sono un gruppo linguistico: ci sono ebrei che parlano inglese,
altri che parlano francese, tedesco, ungherese, romeno, russo ecc.; gli
unici che parlino una lingua semitica sono quelli che, trasferitisi in
Palestina, hanno imparato quella sorta di neoebraico che è la lingua
ufficiale dell'entità sionista. (E ciò, tra parentesi, dovrebbe indurci a
riflettere sul concetto di "antisemitismo". Se sono semiti coloro che
parlano lingue semitiche, ne risulta che la stragrande maggioranza degli
ebrei non sono semiti. E allora che significa propriamente "antisemitismo"?)
Tanto meno, gli ebrei sono una razza: ci sono ebrei bianchi (tra i quali gli
askenaziti sembrerebbero trarre origine per lo più da un popolo turanico, i
Cazari), ma anche negri e gialli. Secondo un'interpretazione di scuola
marxista, infine, si tratterebbe del residuo di un "popolo-classe" che ha
conservato la propria unità grazie a un complesso di funzioni sociali ed
economiche del tutto particolari; ma è evidente che non tutti gli ebrei
hanno esercitato attività usurarie. Questa impossibilità di reperire un
criterio sul quale fondare l'identità ebraica, dunque, ha fatto sì che molti
ebrei abbiano cercato le loro radici identitarie ispirandosi al mito biblico
e rielaborandolo in maniera interessata, producendo insomma quello che con
terminologia kerényiana potremmo chiamare un "mito tecnicizzato".
CANZANO - Con la liberazione sono stati creati due
nuovi reati d'opinione: l'apologia del fascismo e il vilipendio della
resistenza, oggi con Mastella e il caso di Irving questi tipi di reati sono
in aumento. Cos'altro ci si può aspettare per il futuro per 'imbavagliare la
ricerca storica'?
MUTTI - Sono infatti ben note le persecuzioni di cui
sono oggetto i revisionisti e i ricercatori rei di violare i dogmi del
Pensiero Unico. Dal 1981 ad oggi il prof. Faurisson passa da un tribunale
all'altro; Ernst Zuendel è stato condannato a cinque anni di carcere "per
aver negato l'Olocausto"; Jurgen Graf è stato costretto all'esilio; David
Irving è stato in galera un anno per aver tenuto un discorso; e l'elenco
potrebbe continuare con decine e decine di casi verificatisi in tutto il
"libero Occidente". Che cos'altro ci si può aspettare? La continuazione
della caccia alle streghe darà luogo ad altre condanne detentive, a nuove
misure di licenziamento (come nei casi Michel Adam, Vincent Reynouard ecc.),
a bolle di scomunica come quella emessa qualche giorno fa dagli inquisitori
Gattegna & Mantelli contro l'eretico prof. Claudio Moffa, ad ammende
astronomiche, a minacce, ad aggressioni (come accaduto a Faurisson), ad
attentati contro le librerie (vedi Librairie du Savoir), a eliminazioni
fisiche (vedi François Duprat). Assisteremo probabilmente anche ad un
rilancio dei metodi psichiatrici di repressione, come ci induce a ritenere
il recente caso del prof. Pallavidini, per il quale un ispettore scolastico
ha richiesto una "visita collegiale"; ed anche alla ripresa dei roghi dei
libri, come lascia presagire l'arsione di 20.972 esemplari di vari "libri
proibiti" decretata da un tribunale di Barcellona su istanza del Centro
Simon Wiesenthal e di "SOS-Razzismo-Spagna". Temo insomma che abbia ragione
Robert Faurisson, quando afferma che il futuro è luminoso per il
revisionismo, ma oscuro per i revisionisti.
CHI E' MUTTI - Claudio Mutti è laureato in Filologia
Ugrofinnica all'Università di Bologna. Si è occupato dell'area
carpatico-danubiana sotto il profilo storico (A oriente di Roma e di
Berlino, Effepi, Genova 2003), etnografico (Storie e leggende della
Transilvania, Oscar Mondadori, Milano 1997) e culturale (Le penne
dell'Arcangelo.
Intellettuali e Guardia di Ferro, Società Editrice Barbarossa, Milano 1994;
Eliade, Vâlsan, Geticus e gli altri. La fortuna di Guénon tra i Romeni,
Edizioni all'insegna del Veltro, Parma 1999). (Per ulteriori dati
bibliografici, si veda il sito informatico www.claudiomutti.com). Il suo
interesse per il revisionismo risale agli anni Ottanta, quando pubblica per
i tipi dell'editrice La Sfinge (Parma) una decina di studi di Carlo Mattogno
e di altri storici revisionisti. Per le Edizioni all'insegna del Veltro (da
lui fondate nel 1978) ha curato la pubblicazione del Rapporto Leuchter e di
due libri di Robert Faurisson. Insegna lettere in un liceo classico di
Parma.
www.casertasette.it
RICERCA*
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GIOVANNA CANZANO
intervista
CLAUDIO MUTTI
16 Maggio 2007
LIBERTA' DI RICERCA OSTACOLATA: FANATISMO
FONDAMENTALISTA
Alla fase della secolarizzazione e della "morte di
Dio" è dunque seguita, nel ciclo della "civiltà occidentale", una fase di
rievangelizzazione all'insegna di una parodistica religione postmoderna che
è stata chiamata religio holocaustica. Si tratta di una religio (nel senso
lucreziano e oraziano di "superstizione") . . . per cui non abbiamo più un
"avanti Cristo" e un "dopo Cristo", ma un "prima di Auschwitz" e un "dopo
Auschwitz". (Claudio Mutti)
CANZANO - Permettere la libera ricerca, fare aprire
gli archivi smettendola con la storiografia asservita all'ideologia, non
crede che è l'unico modo per scoprire oltre alla verità sull'olocausto,
anche altre verità che in questi anni non ci è stato permesso di occuparci?
MUTTI - Nel caso degli eventi che nel corso della
seconda guerra mondiale coinvolsero gran parte della popolazione ebraica
d'Europa,
a ostacolare la libera ricerca non è un semplice pregiudizio ideologico, ma
un vero e proprio fanatismo fondamentalista. Lo stesso uso generalizzato di
un termine appartenente al lessico rituale come appunto "Olocausto" (con la
maiuscola obbligatoria) rivela che è stata imposta una visione parateologica
della storia; d'altronde l'uso del termine ebraico Shoah (maiuscola
parimenti obbligatoria) chiarisce con sfacciata evidenza la matrice di tale
parateologia. Alla fase della secolarizzazione e della "morte di Dio" è
dunque seguita, nel ciclo della "civiltà occidentale", una fase di
rievangelizzazione all'insegna di una parodistica religione postmoderna che
è stata chiamata religio holocaustica. Si tratta di una religio (nel senso
lucreziano e oraziano di "superstizione") che ha i suoi particolarissimi
martiri e santi, i suoi miracolati, la sua agiografia, i suoi luoghi di
pellegrinaggio e addirittura un suo specifico criterio di scansione della
storia, per cui non abbiamo più un "avanti Cristo" e un "dopo Cristo", ma un
"prima di Auschwitz" e un "dopo Auschwitz". Non saranno certo i leviti e gli
zeloti di questa religio a permettere di "scoprire altre verità", in quanto
"altre verità" non possono esistere. La storiografia dunque potrà
liberamente indagare i fatti storici, solo se all'oscurantismo imposto dai
nuovi teologi saprà opporre uno spirito illuministico e il coraggio
dell'iconoclastia.
CANZANO - Daniel Jonah Goldhagen con il suo libro I
volonterosi carnefici di Hitler afferma che i responsabili dell'Olocausto
non furono solo SS o membri del Partito Nazista, ma anche tedeschi comuni,
che brutalizzarono e assassinarono gli ebrei per convinzione ideologica e
per libera scelta.
MUTTI - La nota tesi dell'ebreo americano Goldhagen,
secondo cui gli "ordinary Germans" sarebbero diventati "Hitler's willing
executioners", non dice sostanzialmente nulla di nuovo, in quanto si
ricollega, aggiornandola in termini olocaustici, ad un vecchio filone
propagandistico ebraico-statunitense inteso a demonizzare la Germania. Tra
tutta la vasta letteratura esistente, mi limito a ricordare il libro di Paul
Winkler The Thousand Years Conspiracy: Secret Germany behind the Mask, che,
distribuito da Roosevelt negli ambienti politici e da Eisenhower in quelli
militari, diffuse la convinzione secondo cui "il nazismo non è una teoria
nuova sorta dalle ingiustizie del Trattato di Versailles o da una crisi
economica, ma è espressione delle aspirazioni tedesche di tutti i secoli".
Anticipando la curiosa teoria di Umberto Eco circa l'Urfaschismus, Winkler
insegnava agli Statunitensi che i Tedeschi sono nazisti - e quindi
criminali -ab illo tempore, se non ab aeterno. Il programma genocida esposto
in Germany must perish e nel Piano Morgenthau furono le logiche conseguenze
di questo razzismo antitedesco coltivato da alcuni agit-prop
ebreo-americani. Goldhagen, dunque, è solo l'ultimo arrivato.
CANZANO - Ancora Goldhagen, dice che l'antisemitismo
germanico era talmente diffuso, maligno, nutrito nei secoli di miti razzisti
e false teorie scientifiche da disumanizzare gli ebrei, da trasformarli
nell'immaginario
collettivo in una sorta di malattia, addirittura di forza demoniaca che si
doveva eliminare a ogni costo dalla Germania.
MUTTI - Goldhagen non merita che per lui si spendano
troppe parole. Lo stesso Raul Hilberg ha liquidato il suo libro come una
cosa "di nessun valore"; per Norman G. Finkelstein si tratta di una
"bizzarria" che "sfiora il ridicolo", in quanto, "nonostante sfoggi
l'apparato
di un saggio accademico (.) si riduce a poco più di un campionario di
violenza sadica". I volenterosi carnefici di Hitler, insiste Finkelstein, è
"zeppo di grossolano errori di interpretazione delle fonti e di
contraddizioni interne, (.) è privo di valore scientifico". Resta comunque
il fatto che la tesi di Goldhagen è largamente diffusa tra i pii credenti
della religione olocaustica: è la tesi secondo cui l'insofferenza per gli
Ebrei costituisce una pura patologia mentale dei Tedeschi e dei Gentili in
genere, in quanto gli Ebrei sono sempre e dovunque povere vittime innocenti.
Ma, per citare ancora Finkelstein, "nel concedere una totale innocenza agli
ebrei, il dogma dell'Olocausto conferisce a Israele e alla comunità ebraica
americana l'immunità da ogni legittima censura".
CANZANO - Se tutti sapevano e condividevano lo
sterminio degli ebrei, come mai non si è trovato nessun documento firmato da
Hitler sullo sterminio e, nel bunker di Hitler non ne sapevano niente
neanche la sua dattilografa Junge Traudl, né un alto ufficiale della
Wehrmacht a lungo attivo nel gabinetto del Furer?
MUTTI - In effetti non esiste nessun documento che
dimostri un ordine o un piano generale di sterminio degli Ebrei d'Europa.
Bisogna comunque far notare che gli archivi della Bauleitung di Auschwitz
(l'ufficio
responsabile della costruzione delle presunte camere a gas di Birkenau) sono
caduti intatti nelle mani dei Sovietici. Nessuno vi ha potuto trovare un
solo documento relativo ad un piano di sterminio. L'obiezione secondo cui i
documenti non esistono perché gli ordini sarebbero stati dati oralmente e i
pochi documenti esistenti sarebbero stati distrutti, non si regge su nessuna
prova.
CANZANO - Gli intellettuali ebrei come Marx e Freud
solo per citarne due hanno portato nella cultura occidentale delle idee che
contrariamente a quando si poteva pensare, hanno creato confusione e
allontanamento da quelli che sono i nostri 'valori' e la nostra
'tradizione',
mentre loro sono sempre e comunque legati alla loro memoria vedi il libro di
David Grossman "L'uomo che corre" dove la ricerca della identità è legata
comunque alla storia di essere ebrei e alla memoria del popolo ebraico.
MUTTI - Il problema consiste proprio
nell'individuare
l'identità del presunto "popolo ebraico". Gli ebrei non costituiscono una
comunità religiosa: ci sono ebrei atei o agnostici (lei stessa ha citato
Marx e Freud), ebrei che praticano il giudaismo, ebrei convertiti ad altre
religioni. Non costituiscono un gruppo nazionale: ci sono ebrei statunitensi
(sei milioni come minimo), ebrei israeliani, ebrei canadesi, ebrei francesi
ecc. ecc. Non sono un gruppo linguistico: ci sono ebrei che parlano inglese,
altri che parlano francese, tedesco, ungherese, romeno, russo ecc.; gli
unici che parlino una lingua semitica sono quelli che, trasferitisi in
Palestina, hanno imparato quella sorta di neoebraico che è la lingua
ufficiale dell'entità sionista. (E ciò, tra parentesi, dovrebbe indurci a
riflettere sul concetto di "antisemitismo". Se sono semiti coloro che
parlano lingue semitiche, ne risulta che la stragrande maggioranza degli
ebrei non sono semiti. E allora che significa propriamente "antisemitismo"?)
Tanto meno, gli ebrei sono una razza: ci sono ebrei bianchi (tra i quali gli
askenaziti sembrerebbero trarre origine per lo più da un popolo turanico, i
Cazari), ma anche negri e gialli. Secondo un'interpretazione di scuola
marxista, infine, si tratterebbe del residuo di un "popolo-classe" che ha
conservato la propria unità grazie a un complesso di funzioni sociali ed
economiche del tutto particolari; ma è evidente che non tutti gli ebrei
hanno esercitato attività usurarie. Questa impossibilità di reperire un
criterio sul quale fondare l'identità ebraica, dunque, ha fatto sì che molti
ebrei abbiano cercato le loro radici identitarie ispirandosi al mito biblico
e rielaborandolo in maniera interessata, producendo insomma quello che con
terminologia kerényiana potremmo chiamare un "mito tecnicizzato".
CANZANO - Con la liberazione sono stati creati due
nuovi reati d'opinione: l'apologia del fascismo e il vilipendio della
resistenza, oggi con Mastella e il caso di Irving questi tipi di reati sono
in aumento. Cos'altro ci si può aspettare per il futuro per 'imbavagliare la
ricerca storica'?
MUTTI - Sono infatti ben note le persecuzioni di cui
sono oggetto i revisionisti e i ricercatori rei di violare i dogmi del
Pensiero Unico. Dal 1981 ad oggi il prof. Faurisson passa da un tribunale
all'altro; Ernst Zuendel è stato condannato a cinque anni di carcere "per
aver negato l'Olocausto"; Jurgen Graf è stato costretto all'esilio; David
Irving è stato in galera un anno per aver tenuto un discorso; e l'elenco
potrebbe continuare con decine e decine di casi verificatisi in tutto il
"libero Occidente". Che cos'altro ci si può aspettare? La continuazione
della caccia alle streghe darà luogo ad altre condanne detentive, a nuove
misure di licenziamento (come nei casi Michel Adam, Vincent Reynouard ecc.),
a bolle di scomunica come quella emessa qualche giorno fa dagli inquisitori
Gattegna & Mantelli contro l'eretico prof. Claudio Moffa, ad ammende
astronomiche, a minacce, ad aggressioni (come accaduto a Faurisson), ad
attentati contro le librerie (vedi Librairie du Savoir), a eliminazioni
fisiche (vedi François Duprat). Assisteremo probabilmente anche ad un
rilancio dei metodi psichiatrici di repressione, come ci induce a ritenere
il recente caso del prof. Pallavidini, per il quale un ispettore scolastico
ha richiesto una "visita collegiale"; ed anche alla ripresa dei roghi dei
libri, come lascia presagire l'arsione di 20.972 esemplari di vari "libri
proibiti" decretata da un tribunale di Barcellona su istanza del Centro
Simon Wiesenthal e di "SOS-Razzismo-Spagna". Temo insomma che abbia ragione
Robert Faurisson, quando afferma che il futuro è luminoso per il
revisionismo, ma oscuro per i revisionisti.
CHI E' MUTTI - Claudio Mutti è laureato in Filologia
Ugrofinnica all'Università di Bologna. Si è occupato dell'area
carpatico-danubiana sotto il profilo storico (A oriente di Roma e di
Berlino, Effepi, Genova 2003), etnografico (Storie e leggende della
Transilvania, Oscar Mondadori, Milano 1997) e culturale (Le penne
dell'Arcangelo.
Intellettuali e Guardia di Ferro, Società Editrice Barbarossa, Milano 1994;
Eliade, Vâlsan, Geticus e gli altri. La fortuna di Guénon tra i Romeni,
Edizioni all'insegna del Veltro, Parma 1999). (Per ulteriori dati
bibliografici, si veda il sito informatico www.claudiomutti.com). Il suo
interesse per il revisionismo risale agli anni Ottanta, quando pubblica per
i tipi dell'editrice La Sfinge (Parma) una decina di studi di Carlo Mattogno
e di altri storici revisionisti. Per le Edizioni all'insegna del Veltro (da
lui fondate nel 1978) ha curato la pubblicazione del Rapporto Leuchter e di
due libri di Robert Faurisson. Insegna lettere in un liceo classico di
Parma.
www.casertasette.it