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Dioniso e la volontà di potenza. Riflessioni su Alfred Baeumler interprete di Nietzsche
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artamano
2004-10-12 16:54:12 UTC
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Alcuni mesi fa, la Redazione di Orion propose alla Libreria Ar di
collaborare ad uno dei suoi numeri con uno scritto su Nietzsche.

Il contributo, di Giovanni Damiano, fu ospitato nel numero 230, del
novembre 2003



Dioniso e la volontà di potenza. Riflessioni su Alfred Baeumler interprete
di Nietzsche



Questo scritto verte su di una recente iniziativa delle Edizioni di Ar,
riguardante la pubblicazione dei testi di Alfred Baeumler su Nietzsche. In
occasione del quarantennale delle Ar (nate nell'autunno del 1963), i testi
baeumleriani rappresentano, simbolicamente, una sorta di 'fermaglio'. Come
il fermaglio ha un doppio movimento di apertura/chiusura, così le opere di
Baeumler chiudono un ciclo e, al contempo, ne aprono un altro. Ma, per
meglio chiarire il ricorso a tale 'simbolo', è bene suddividere,
schematicamente, lo scritto in tre punti, distinti soltanto per ragioni
analitiche, ma, in realtà, fra loro strettamente intrecciati.

Innanzitutto, va ribadita la persistente centralità dell'opera
nietzscheana. Ovviamente, ciò comporta affrontare Nietzsche con serietà di
studio e non limitarsi a inserirlo in quelle liste di "nomina/numina" da
'recitare', poi, come un mantra o a riportare qualche suo aforisma dove
capita. Centralità e non attualità, però. Questo, lo snodo essenziale. Nel
senso che centrale rimane il Nietzsche diagnosta (del nichilismo) e
prognosta (della Umwertung assiologica). Ma tutto ciò permane, molto più di
ieri, inattuale. Perché l'oggi è perfettamente refrattario alla grande
lezione nietzscheana. Oggi, infatti, assistiamo alla più sfrenata
riproposizione di quei 'valori' di cui già Nietzsche aveva intravisto, con
sguardo 'meridiano', il tramonto. L'oggi è, insomma, sostanzialmente
pre-nietzscheano. Certo, resta in piedi buona parte della retorica
nietzscheana (dove bisogna leggere l'eco della 'rettorica'
michelstaedteriana). Ossia, restano la finzione dell'accoglimento del
messaggio di Nietzsche in vista, però, della sua neutralizzazione, la
riduzione del pensiero nietzscheano a formule stereotipate (la "morte di
Dio", ecc.), le vaghe professioni di 'disincanto', la derubricazione di
Nietzsche ad araldo del 'pensiero debole' (in via di esaurimento, fra
l'altro) e via discorrendo.

E all'interno della centralità dell'opera nietzscheana, un ruolo di
rilievo è occupato da quel suo lato politico che, dopo decenni, è stato
finalmente disseppellito dal volume di Domenico Losurdo, Nietzsche, il
ribelle aristocratico, Torino, 2002. Si tratta del Nietzsche quasi
anticipatore della Rivoluzione Conservatrice, cosa acutamente sottolineata
anni addietro in Italia da Adriano Romualdi e da Giorgio Locchi, sulla scia
del lavoro di Armin Mohler, La rivoluzione conservatrice in Germania
1918-1932. Una guida, Napoli-Firenze, 1990 (ed. orig. 1950), la cui intera
terza parte, intitolata "Immagini-guida", è per l'appunto prevalentemente
dedicata a Nietzsche[1]. Anzi, il lato politico di Nietzsche finisce col
contribuire ad una migliore messa a fuoco dell'intera opera nietzscheana,
come Losurdo ha spiegato particolareggiatamente[2].

Passando, ora, al secondo punto, va evidenziato l'interesse
pluridecennale che le Ar hanno riservato a Nietzsche, testimoniato dalla
pubblicazione, nel lontano 1971 (seconda edizione 1981), del volume di A.
Romualdi, Nietzsche e la mitologia egualitaria e proseguito con la stampa,
nel 1981, del testo di F. Ingravalle, Nietzsche illuminista o illuminato? e,
nel 1995, dell'importante lavoro di G. Brandes, Friedrich Nietzsche o del
radicalismo aristocratico[3]. Questa costellazione di testi costituisce una
sorta di 'polittico' con l'aggiunta, da ultimo, dei testi baeumleriani.

Scendendo più nel dettaglio: l'attenzione costante mostrata dalle Ar
per Nietzsche non va tanto cercata nel tentativo di sottrarre allo 'spirito
del tempo' il monopolio ermeneutico dell'opera nietzscheana (aspetto
comunque cruciale se si vuol dar vita ad un 'canone culturale' autonomo),
quanto nella necessità di dover fare i conti col 'cuore nero' (il
nichilismo) del moderno. E nessuno più di Nietzsche merita di essere
interrogato al riguardo.

Con Nietzsche il disincanto, vero 'vessillo di guerra' della modernità,
si rivolge contro quest'ultima. Questa è la mossa decisiva: sottoporre la
stessa modernità all'impietosa dissezione del disincanto. Ovvero, mostrare
il volto 'mitico-ideologico' della modernità, rivelandone il segreto: tutti
i 'valori' moderni, a partire dal cristianesimo, sono intrinsecamente
nichilistici. A questa 'apocalisse', Nietzsche risponde nell'unico modo
possibile: con una raddoppiata 'dose' (ad un tempo veleno e rimedio[4]) di
nichilismo. Da un lato, il nichilismo è 'veleno', perché conduce al
naufragio e alla perdita di senso derivanti dalla caduta dei 'valori
supremi' in cui l'ultimo uomo confida, dall'altro è 'rimedio', perché,
facendo tabula rasa di quelli che in realtà altro non erano che idoli, rende
possibile l'avvento di nuove 'tavole di valori'. Insomma, Nietzsche è
perfettamente consapevole di una fatale verità: denunciare l'essenza
nichilistica dei 'valori' succedutisi dal cristianesimo in poi, significa
accelerare il corso stesso del nichilismo, portarlo alle estreme
conseguenze. Significa squarciare il consolatorio 'velo di Maya' che,
nascondendo il nichilismo dei 'valori', permetteva all'umanità di continuare
a vivere. Ma, a questo punto, si aprono tre prospettive: o far finta di
nulla (restare sordi all'annuncio dell'uomo 'folle'), o, passivamente,
lamentarsi della fine dei 'valori', oppure prendere slancio per un nuovo
'paesaggio'. L'ultima è la 'via' nietzscheana. Che non è, quindi, un mero
espediente tendente a sostituire un 'valore' ad un altro affinché tutto
resti immutato e la crisi venga 'rimossa'. Al contrario, Nietzsche 'muove'
dalla consapevolezza del nichilismo. Qui è il suo essenziale punto di forza.

Orbene, è proprio la 'via' nietzscheana ad essere al centro
dell'interesse delle Ar. Ossia, non sottrarsi alla crisi del moderno, bensì
assumerla come punto di partenza per disegnare nuovi scenari (anche
politici, in primis un nuovo Rangsordnung basato sulle molteplici 'strutture
d'imperio' generate dalla volontà di potenza). E, non a caso, questa è la
tesi centrale dei libri di Romualdi e Ingravalle. In breve, nell'endiadi
rivoluzionario-conservatrice 'rivoluzione' è prendere atto dello sfacelo
nichilistico senza nostalgie per ciò che crolla, 'conservazione' è
preservare (nel rinnovamento) quell'originaria conformazione-intuizione del
mondo che, nella concezione nietzscheana, è riassumibile con un nome:
Dioniso.

Infine, Baeumler. Colpito da interdetto per la sua adesione al
nazionalsocialismo e per essere stata la "figura chiave per l'assimilazione
di Nietzsche all'ambito ideologico del III Reich" (Montinari dixit),
Baeumler è stato relegato per decenni nell'oblio, pur essendo,
oggettivamente, uno studioso di prima grandezza. Con 'ovvi' corollari:
l'opera baeumleriana è stata, di volta in volta, liquidata come
'ideologica', ripresa senza riferimenti all'autore, passata di proposito
sotto silenzio o, infine, drasticamente 'sottostimata'[5]. E per chi conosce
minimamente le cose della cultura, sa che spesso ci si limita a rinnovare i
giudizi di condanna senza neanche peritarsi di controllarne la
fondatezza[6].

Ecco perché le Ar hanno ritenuto opportuno pubblicare i lavori di
Baeumler, partendo dall'Estetica (1999; ed. orig. 1934), per poi continuare
con i due volumi entrambi usciti nel 2003: Nietzsche filosofo e politico
(ed. orig. 1931) e L'innocenza del divenire. Scritti nietzscheani (una
silloge comprendente testi che vanno dal 1929 al 1964).

Ma qual è l'interpretazione che Baeumler dà di Nietzsche? Innanzitutto,
Baeumler è il primo a considerare Nietzsche un filosofo e a studiarlo di
conseguenza, mettendone in luce l'unitarietà del pensiero e il fondamentale
versante metafisico-politico. E senza dimenticare che Baeumler, grazie anche
alla sua curatela delle opere nietzscheane edite, a partire dal 1930, per i
tipi di Kroener (compresa un'antologia in due volumi di materiali tratti dal
lascito postumo), è stato un conoscitore di prima mano della complessa
'ragnatela' costruita da Nietzsche.

In particolare, Baeumler individua nella grecità arcaica il fondo
'metafisico' al quale Nietzsche attinge, in vista di una rinnovata essenza
germanica. Detto altrimenti, "il giovane Nietzsche si accosta ai Greci come
ai propri veri educatori. Egli mira non tanto ad un ripristino
dell''antichità', quanto a far rivivere il mondo ellenico rievocando gli
istinti più reconditi dell'essenza germanica"[7]. È dal mondo greco
presocratico che Nietzsche trae i suoi riferimenti cruciali: Dioniso ed
Eraclito su tutti. Ma non c'è nulla di storicistico in questo, nota
opportunamente Baeumler. Non si tratta di mera passione antiquaria o di
interesse prettamente accademico/filologico. Anzi, qui è in gioco la
filosofia dell'avvenire. Ovvero, una realtà 'eraclitea', agonale, eroica,
incentrata sulla lotta. "Il Nietzsche filosofo è quello
dionisico-agonale"[8], scrive, perentorio, Baeumler. E ancora: "Dioniso è la
formula originaria della volontà di potenza"[9]. Di qui, Baeumler presenta
un 'paesaggio' scosso dalle volontà di potenza in lotta tra loro, un
paesaggio non ordinato da alcun teleologismo ma sempre cangiante, e in cui a
trionfare è l'innocenza del divenire e l'amor fati. Non c'è posto, in un
simile scenario, né per l'oppressiva cupezza cristiana del peccato né per un
'ordine' dato una volta per tutte. Ma chi può restar saldo nel mondo
'eracliteo'? In altri termini, chi è in grado di vincere il nichilismo e
affrontare la nuova realtà 'post-nichilistica' scaturente dal cozzo delle
volontà di potenza? La risposta: "tramite la nozione di 'sovrauomo'
Nietzsche cerca di mettere al bando il nichilismo che egli intravede
incombere sull'Europa e di cui riconosce l'avvento e i tratti distintivi con
formidabile preveggenza"[10].

Pertanto, per Baeumler la filosofia di Nietzsche è radicalmente non
borghese e non cristiana, lontanissima dal Reich cristiano-tedesco,
dall'idealismo coscienzialista di Cartesio e da quello dialettico di Hegel
(che neutralizza il polemos nella sintesi conciliatrice), e pure dal
'culturalismo' impolitico tipico della borghesia sognante. Altrettanto
chiaramente, Nietzsche è a siderea distanza dall'egualitarismo
democratico[11] (nient'altro che una secolarizzazione del risentimento
cristiano).

In conclusione: Baeumler non solo anticipa di settant'anni la lettura
politica di Nietzsche oggi finalmente emersa anche in Italia con Losurdo, ma
è anche un salutare antidoto contro tutte le letture 'tranquillizzanti' del
pensiero nietzscheano.

Giovanni Damiano



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[1] Non a caso Nietzsche è presenza fondamentale in alcuni dei grandi
protagonisti della Rivoluzione Conservatrice. Ad esempio, Ernst Juenger
considerava Nietzsche, accanto a Schopenhauer e a Hoelderlin, uno dei suoi
"fari" (v. E. Juenger, Scritti politici e di guerra, vol. I°, Gorizia, 2003,
p. 95, nota 74).

[2] Per un'analisi più approfondita del testo di Losurdo, anche in relazione
ai volumi su Nietzsche editi dalle Ar, rimando al mio "Il Nietzsche di
Romualdi, Ingravalle e Losurdo", in Margini, n° 42, 2003, pp. 1-2.

[3] Va ricordato, al proposito, che Nietzsche, in una lettera a Brandes del
2 dicembre 1887, ebbe a scrivere: "l'espressione radicalismo aristocratico
che Lei impiega è ottima: mi permetta di dirlo, è la cosa più intelligente
che abbia letto sinora sul mio conto".

[4] Cfr. E. Benveniste, Il vocabolario delle istituzioni indoeuropee, vol.
I°, Torino, 1976, p. 49 per la duplice natura, di rimedio e veleno, della
'dose'.

[5] Per non parlare dei casi in cui concetti baeumleriani sono stati
attribuiti a tutt'altre persone. Ad es. l'importante definizione di
Nietzsche come "ago oscillante" viene solitamente considerata di Thomas Mann
(cfr. L. A. Terzuolo, "Come interpretare il Nachlass di Nietzsche",
appendice ad A. Baeumler, L'innocenza del divenire. Scritti nietzscheani,
Padova, 2003, pp. 263-264). Inoltre, in buona parte ancora da esplorare sono
i rapporti intercorsi tra Baeumler e altri protagonisti della cultura
tedesca del Novecento, in specie Martin Heidegger. Al riguardo segnalo che
nell'ultimo Margini (n° 44, 2003) sono stati pubblicati documenti inediti di
Heidegger e Baeumler inerenti il loro rapporto.

[6] Importante, al fine di una rettificazione dell'accusa mossa a Baeumler
di aver 'nazificato' Nietzsche, è lo scritto di M. Baeumler, "Postille alle
tesi di Mazzino Montanari su Baeumler interprete di Nietzsche", appendice ad
A. Baeumler, L'innocenza del divenire, cit., pp. 243-248.

[7] A. Baeumler, L'innocenza del divenire, cit., p. 16.

[8] Ivi, p. 27.

[9] Ivi, p. 21.

[10] Ivi, p. 114.

[11] Cfr. il paragrafo su Rousseau in A. Baeumler, Nietzsche filosofo e
politico, Padova, 2003, pp. 89-94.



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Testi di Alfred Baeumler, pubblicati dalle Edizioni di Ar:
Alfred Baeumler, L’innocenza del divenire, a cura di L. Alessandro Terzuolo,
Edizioni di Ar, Padova 2003, collezione “Gli inattuali”. Pp. 280. 25,00
Dopo la pubblicazione di Nietzsche filosofo e politico, le Edizioni di Ar
presentano qui gli scritti su Nietzsche che Alfred Baeumler, in qualità di
saggista e curatore, ha pubblicato tra il 1930 e il 1964. Il titolo di
questo volume, L’innocenza del divenire, riprende quello della “Postfazione”
al Nachlass di Nietzsche scelto e ordinato dallo stesso Baeumler per i tipi
di Kroener.

Alfred Baeumler, Nietzsche filosofo e politico, ‘gli Inattuali’, circa 200
pp. – volume pubblicato con il contributo dell’Università di Torino
(dipartimento di discipline filosofiche) – Edizione italiana e traduzione a
cura di Luigi Alessandro Terzuolo. Euro 20.
Il metodo baeumleriano non si concede sottigliezze né fronzoli di sorta, e,
a questo proposito, è molto semplice ed efficace: far parlare Nietzsche di
Nietzsche. Ma sopra tutto far parlare la sua opera fondamentale, ovvero La
Volontà di potenza, che si erge sullo sfondo delle opere di Nietzsche come
il vero caposaldo metafisico del suo pensiero.

A. Baeumler, Estetica. Presentazione di M. Pinottini e F. Ingravalle.
Traduzione di F. Coppellotti. Euro 15,50.
Partendo dal presupposto secondo cui "La riflessione estetica si è accesa
davanti all’apparizione del bello e non di fronte a quella dell’arte",
Baeumler sviluppa in due sezioni ("L’idea del bello" e "Il concetto dell’
arte") l'intera vicenda dell’estetica occidentale, da Platone e Aristotele
fino ai teorici rinascimentali dell’arte


www.libreriaar.it
amalric
2004-10-12 20:52:46 UTC
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Post by artamano
E ancora: "Dioniso è la
formula originaria della volontà di potenza"[9]. Di qui, Baeumler presenta
un 'paesaggio' scosso dalle volontà di potenza in lotta tra loro, un
paesaggio non ordinato da alcun teleologismo ma sempre cangiante, e in cui a
trionfare è l'innocenza del divenire e l'amor fati. Non c'è posto, in un
simile scenario, né per l'oppressiva cupezza cristiana del peccato né per un
'ordine' dato una volta per tutte. Ma chi può restar saldo nel mondo
'eracliteo'? In altri termini, chi è in grado di vincere il nichilismo e
affrontare la nuova realtà 'post-nichilistica' scaturente dal cozzo delle
volontà di potenza? La risposta: "tramite la nozione di 'sovrauomo'
Nietzsche cerca di mettere al bando il nichilismo che egli intravede
incombere sull'Europa e di cui riconosce l'avvento e i tratti distintivi con
formidabile preveggenza"[10].
Pertanto, per Baeumler la filosofia di Nietzsche è radicalmente non
borghese e non cristiana, lontanissima dal Reich cristiano-tedesco,
dall'idealismo coscienzialista di Cartesio e da quello dialettico di Hegel
(che neutralizza il polemos nella sintesi conciliatrice), e pure dal
'culturalismo' impolitico tipico della borghesia sognante. Altrettanto
chiaramente, Nietzsche è a siderea distanza dall'egualitarismo
democratico[11] (nient'altro che una secolarizzazione del risentimento
cristiano).
Ma non ti senti un tantino demode', dopo quei venti o trenta milioni di
vittime europee della volonta' di potenza esercitata in due guerre
mondiali?

Perche' non ti dai una ristrutturatina all'ego?

A.
artamano
2004-10-14 17:05:46 UTC
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Post by amalric
Ma non ti senti un tantino demode', dopo quei venti o trenta milioni di
vittime europee della volonta' di potenza esercitata in due guerre
mondiali?
Perche' non ti dai una ristrutturatina all'ego?
il fatto è che le conseguenze della sconfitta le patiamo ancora oggi con
l'invasione straniera che stà sommergendo l'Europa proprio nel mentre che
gli europei si stanno suicidando con la denatalità.
La guerra contro la nostra razza è in corso.
E non si tratta qui di riproporre il nazismo,o una qualche forma di
dittatura.
Il totalitarismo è stato sconfitto prima che dalla guerra dalle proprie
deficienze strutturali.
Dobbiamo ritrovare il nostro orgoglio e riscoprire una forma di democrazia
che si fondi sull'appartenenza razziale piuttosto che sui miti egualitari.
Come del resto nella tradizione delle poleis greche .

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